I capitelli del Comelico

Sono oltre un’ottantina i “capitelli” sparsi nei cinque comuni del Comelico: Danta ne conta 6, San Nicolò 5, nel comune di S. Stefano di Cadore se ne possono contare 19, in quello di San Pietro di Cadore arriviamo a 15, la consistenza più numerosa si ritrova a Comelico Superiore con ben 36!

Il titolo prevalente, cioè la dedica, è indirizzato alla Madonna, la Grande Mediatrice; troviamo qui ben 31 chiesuole, sparse in tutta la vallata: 11 alla Madonna delle Grazie, 5 alla Madonna del Rosario (la festa fu introdotta da papa Pio V per ricordare la strepitosa vittoria riportata dai Cristiani sui Mussulmani, a Lèpanto, il 7 ottobre 1571), 4  alla Madonna dei Sette Dolori (l’Addolorata o la Pietà), 2 alla Madonna di Fatima, 2 all’Immacolata Concezione (riconoscibile dalla simbologia del serpente calpestato) e infine alla Madonna di Castelmonte (il cui santuario si trova nel vicino Friuli), dell’Annunciazione, di Lourdes. Segue la “Virgo Vigilans” e la Madonna di Luggau (questa va ricondotta alla devozione della Madonna della Neve, il cui culto era diffuso già nei primi secoli della Chiesa).

Al Cristo crocifisso sono intitolate 18 edicole. Vengono ricordate con questo sacro simbolo ligneo le sofferenze, la mortificazione, il dolore; era questa – in fondo – la filosofia della speranza che animava la visione dell’uomo di un tempo. Centinaia di “cristi” erano inoltre sparsi per ogni dove, nei crocicchi, sui “tabià”, sugli alberi, ecc. per richiamare questa devozione che era il cardine della Liturgia della Passione.

Al Sacro Cuore (altro simbolo di sofferenza, ma anche di amore, il cui culto si diffuse nel XVII secolo) sono dedicati 6 capitelli, sparsi variamente nella vallata.

Infine viene il culto dei vari Santi, ai quali sono legati ben 26 altarioli. La fa da padrone S. Antonio da Padova (in realtà era portoghese!), che gode di grande venerazione nel Veneto: al suo nome sono riferiti 16 capitelli; anche san Antonio abate (il protettore degli animali della stalla) è ricordato 2 volte; ecco poi san Giovanni Bosco con 2 titoli; pure sant’Anna viene ricordata 2 volte. Seguono santa Rita, santa Elisabetta (la mamma del Battista), santa Teresa di Lisieux (o del Bambin Gesù) e infine san Giuseppe, Patrono della buona morte (sul frontone è infatti rappresentato nel letto di morte, con la presenza rasserenante di Gesù e della Madonna).

I “capitelli” rappresentano in fondo i segni della pietà popolare, della devozione dei nostri montanari: una pietà semplice, fatta anche di riconoscenza per una vita salvata, un rimpatrio garantito, un episodio bellico concluso positivamente. Un segno visibile di fede e di ringraziamento (ex voto).

Essi occupano materialmente – colla loro grande diffusione – lo spazio, attuando quasi una sacralizzazione del territorio, una conquista religiosa dello stesso. E tendono quindi a diventare una testimonianza della religiosità locale, pregevole anche sotto l’aspetto estetico. Collocandosi inoltre – molto spesso – sui più importanti tracciati viabili antichi, assumono anche un valore originale ed interessante di veri “sentieri della fede”.

 

Qualche particolare annotazione sull’argomento:

  • Il nome dialettale ladino “capitél” è un imprestito veneto; più correttamente si dovrebbe dire chiesetta votiva, edicola, sacra, tabernacolo, altarino, cappella, ecc. poiché il termine capitello indica più propriamente la parte superiore di una colonna. Il sostantivo altariòlo ha dato anticamente nel dialetto ladino l’esito l otarió, lotarió, termini che ancor oggi denotano alcune località a Candide, S. Stefano e Visdende. A Belluno e a Feltre è utilizzato spesso il vocabolo ancóna/anconeta (la parte per il tutto, dal momento che l’ancona o icona è l’immagine sacra contenuta nell’edicola).
  • I capitelli rappresentano – in un certo senso – la conquista religiosa dello spazio da parte dei fedeli. Già i Romani antichi avevano quest’usanza, per ricordare e venerare i loro dei, Quindi i capitelli sorgevano generalmente agl’incroci delle vie; (bivi, trivi e quadrivi erano spesso ritenuti soggetti a influenze negative o demoniache), nei luoghi di confine, ai limiti delle processioni rituali, ecc. per esorcizzare il luogo e nel contempo sollecitare l’aiuto del mondo celeste.
  • Oggi, dopo la guerra 1915/18 e soprattutto dopo l’ultimo conflitto con deportazioni, rientri fortunosi, peripezie varie e dolorose, sono aumentati come testimonianza di gratitudine (ex voto) e sorgono quindi in luoghi generalmente occasionali, ma spesso panoramici o suggestivi.
  • Alla base di questa devozione sta la pietà semplice, popolare. E quindi la costruzione, più che suscitare godimento estetico, vuole esaltare sentimenti di fede e di amore per Dio, la Madonna e i Santi. Si può dire allora che i capitelli più che al bello tendono al sacro.
  • Uno studio puntuale potrebbe esaminare dettagli e particolarità artistiche, storiche, religiose, economiche di queste costruzioni sacre. Scopo di questa presentazione è quello di stimolare al recupero della memoria collettiva nelle sue più variegate interpretazioni. E sottolineare il valore comunitario di queste espressioni della fede popolare. Ma anche delineare qualche sprazzo delle bellezze naturali del nostro Comelico.