Capitelli candide-casamazzagno
Al capitél d ciamurín
Questa edicola, detta in dialetto al Cristu d Ciamurìn, è collocata proprio al confine tra la frazione di Candide e Casamazzagno, a fianco delle splendide ex scuole elementari dell’arch. Alfarè, ora abbandonate. La cappellina è sormontata da un piccolo tetto a quattro falde in scàndole, e una elegante arcatella che abbellisce il tutto, l’interno è protetto da un’inferriata.
La citata dedica fa riferimento ad un bel Crocefisso antico in legno rustico che si trova proprio all’interno. Dietro il Crocefisso fa da sfondo un piccolo armonioso affresco con a destra rappresentato San Giuseppe e a sinistra San Francesco da Paola, attribuito al pittore Giovanni De Min che nel 1844-46 lavorò a Dosoledo e a Candide per dotare quelle chiese degli splendidi affreschi dedicati a San Rocco e all’Assunta.
All’esterno dell’edicola sul frontone un affresco rappresenta l’Annunciazione, con la Madonna a sinistra e l’angelo a destra. Sul concio di volta è indicata la data 174⁂… con l’ultima cifra illeggibile: qualche ricercatore segnala il 1741, altri il 1743, con fregi in legno e lo stemma dei Gera, proprietari della cappellina, la quale meriterebbe qualche modesto intervento di restauro.
La citata dedica fa riferimento ad un bel Crocefisso antico in legno rustico che si trova proprio all’interno. Dietro il Crocefisso fa da sfondo un piccolo armonioso affresco con a destra rappresentato San Giuseppe e a sinistra San Francesco da Paola, attribuito al pittore Giovanni De Min che nel 1844-46 lavorò a Dosoledo e a Candide per dotare quelle chiese degli splendidi affreschi dedicati a San Rocco e all’Assunta.
All’esterno dell’edicola sul frontone un affresco rappresenta l’Annunciazione, con la Madonna a sinistra e l’angelo a destra. Sul concio di volta è indicata la data 174⁂… con l’ultima cifra illeggibile: qualche ricercatore segnala il 1741, altri il 1743, con fregi in legno e lo stemma dei Gera, proprietari della cappellina, la quale meriterebbe qualche modesto intervento di restauro.
L’altariolo dei Gera
A metà costa tra Candide e Gera vi è una cappellina, restaurata nel 1956, non particolarmente attraente di primo acchito, di fattura abbastanza comune. Le due colonnine di marmo bianco esterne che la ornano provengono peraltro dal vecchio altare della chiesa di S. Maria Assunta costruito nel 1796 con pietra del monte Cavallino e rifatto nel 1953, perché ormai smembrato dal tempo e dalla scarsa qualità del marmo. Ma se ci avviciniamo e osserviamo ben bene l’interno ci apparirà uno splendido altariolo con una elegante cornice in legno intagliato e dorato, ricco di fregi, con fondo rosso antico, che racchiude un quadro ad olio davvero interessante. La tela rappresenta in alto la Beata Vergine delle Grazie col Bambino e vari angeli; ai suoi piedi tre santi: S. Nicolò con in basso le tre tradizionali sfere d’oro, S. Leonardo, patrono dei carcerati, con le manette e i ceppi, S. Antonio abate, il primo eremita, con campanello e bordone. L’altariolo (l otarió in dialetto ladino) è antico di vari secoli, citato fin nel 1459, collocato quasi al centro dell’antica regola di Fessà, un consorzio pascolivo molto ampio che comprendeva sostanzialmente quasi tutta la costa tra Tanbär, il torrente Digon, Col Martìn e su su fino a Bdé, con al centro proprio la gran fessura (Fessà) che scende da Bdé fino al torrente Digón. Infatti tra le varie citazioni di atti del tempo si nota un passaggio mons fessatus “pascolo della fessura, spaccatura”, riferita ad un prodondo incavo ora ricoperto di bosco e quindi meno evidente. Se a Padola esiste la “Tavélä”, il grande complesso di terreni pascolivi circondanti l’abitato, qui il consorzio raccoglieva una notevole estensione di prati, pascoli e anche arativi, dai 1100 metri del Digón su su fino ai 1500 di Bdé e della Šaa, con ovvio allargamento verso est e ovest. Nel 1750 il consorzio si sciolse, arrivando attraverso i tempi ai minuti smembramenti attuali di varie proprietà.
È abbastanza improbabile che l’altariolo citato nel 1459 sia lo stesso che ammiriamo oggi, sicuramente allora era più rustico e meno dotato. Ma va detto che proprio il 1° maggio 1459 i regolieri di Candide, Casamazzagno e S. Nicolò si riunirono a Col Martìn qui accanto, per approvare il laudo (statuto) che regolava con 17 articoli dettagliati e minuziosi le varie norme concernenti il consorzio, l’uso dei beni, i preposti, la rotazione degli animali, le eventuali sanzioni ecc. con elencazioni delle numerose località più significative, utilizzando antichi interessanti toponimi dialettali; intrigante tra l’altro la citazione di un Antràghe alla confluenza del Pàdola col Digón: lo stesso toponimo si ritrova oggi a Valgrande nella zona dove si uniscono i torrenti Pàdola e Rìsena. Due secoli più tardi, nel 1664, 73 capifamiglia si riunirono nuovamente per confermare lo statuto che venne approvato quasi all’unanimità (un solo voto contrario).
È interessante a questo punto sottolineare che proprio qui accanto all’altariolo citato, nella centrale località di Col Martin, seguì probabilmente l’usanza di far convergere antiche processioni comuni, magari nell’occasione delle Rogazioni primaverili propiziatrici di un buon raccolto, con partecipazione di proprietari regolieri di San Nicolò, di Candide e di Casamazzagno, legati ognuno ai propri Santi Protettori indicati nella tela: San Nicolò, con evidente riferimento all’omonima regola e alla sua splendida chiesa, ricca di affreschi preziosi, S. Antonio abate con la bella e antica chiesetta neogotica di Candide, recentemente restaurata, S. Leonardo con ovvio richiamo all’antica cappellina che dominava la valle e rappresentava secoli orsono l’epicentro delle numerose borgatelle di Casamazzagno; distrutta dai tedeschi nel 1508 fu ricostruita nell’elegante stile neogotico e inaugurata nel 1548. Come raccontato poco sopra qui affluiva certamente un concorso di oranti, uomini, donne, ragazzi dal sicuro impatto umano e sociale, oltre che religioso: una fusione davvero simpatica di famiglie, caratteri, espressioni. Una vera festa collettiva.
La proprietà dell’attuale altariolo appartiene ai nobili Gera e un riferimento probabile e storicamente condivisibile è da attribuire a mons. Bartolomeo Gera (1603-1681), vescovo di Feltre, che fu anche pròdigo di generose dotazioni in quel di Candide. Lo stemma nobiliare dei Gera è infatti chiaramente rappresentato.
È abbastanza improbabile che l’altariolo citato nel 1459 sia lo stesso che ammiriamo oggi, sicuramente allora era più rustico e meno dotato. Ma va detto che proprio il 1° maggio 1459 i regolieri di Candide, Casamazzagno e S. Nicolò si riunirono a Col Martìn qui accanto, per approvare il laudo (statuto) che regolava con 17 articoli dettagliati e minuziosi le varie norme concernenti il consorzio, l’uso dei beni, i preposti, la rotazione degli animali, le eventuali sanzioni ecc. con elencazioni delle numerose località più significative, utilizzando antichi interessanti toponimi dialettali; intrigante tra l’altro la citazione di un Antràghe alla confluenza del Pàdola col Digón: lo stesso toponimo si ritrova oggi a Valgrande nella zona dove si uniscono i torrenti Pàdola e Rìsena. Due secoli più tardi, nel 1664, 73 capifamiglia si riunirono nuovamente per confermare lo statuto che venne approvato quasi all’unanimità (un solo voto contrario).
È interessante a questo punto sottolineare che proprio qui accanto all’altariolo citato, nella centrale località di Col Martin, seguì probabilmente l’usanza di far convergere antiche processioni comuni, magari nell’occasione delle Rogazioni primaverili propiziatrici di un buon raccolto, con partecipazione di proprietari regolieri di San Nicolò, di Candide e di Casamazzagno, legati ognuno ai propri Santi Protettori indicati nella tela: San Nicolò, con evidente riferimento all’omonima regola e alla sua splendida chiesa, ricca di affreschi preziosi, S. Antonio abate con la bella e antica chiesetta neogotica di Candide, recentemente restaurata, S. Leonardo con ovvio richiamo all’antica cappellina che dominava la valle e rappresentava secoli orsono l’epicentro delle numerose borgatelle di Casamazzagno; distrutta dai tedeschi nel 1508 fu ricostruita nell’elegante stile neogotico e inaugurata nel 1548. Come raccontato poco sopra qui affluiva certamente un concorso di oranti, uomini, donne, ragazzi dal sicuro impatto umano e sociale, oltre che religioso: una fusione davvero simpatica di famiglie, caratteri, espressioni. Una vera festa collettiva.
La proprietà dell’attuale altariolo appartiene ai nobili Gera e un riferimento probabile e storicamente condivisibile è da attribuire a mons. Bartolomeo Gera (1603-1681), vescovo di Feltre, che fu anche pròdigo di generose dotazioni in quel di Candide. Lo stemma nobiliare dei Gera è infatti chiaramente rappresentato.



