Capitelli Santo Stefano di Cadore
Capitello dedicato a S. Rita da Cascia
L’unico “capitello” esistente in Comelico dedicato a questa Santa si trova a Santo Stefano, sulla riva destra del Padola, a fianco della strada delle “Ante” che portava anticamente a Danta, subito sotto la villa della pittrice maestra Romana D’Ambros.
Secondo notizie fornitemi pare che sia stato costruito durante la seconda guerra mondiale; poi – a seguito dell’allargamento della strada – demolito e ricostruito nelle attuali fattezze nel 1987.
Vuole probabilmente ricordare un avvenimento dell’ultima guerra. Ecco le notizie tratte dalle memorie di Giovanni Fontana: “S. Stefano fu soggetto a vari bombardamenti. Il più grave avvenne nella mattinata del 4 novembre 1944. Una bomba centrò il ponte sul Piave senza esplodere. Ne esplose una sui prati antistanti la nuova caserma e il materiale sollevato arrivò sino in piazza rovinando tetti e causando rotture di vetri; la terza dietro l’albergo Kratter non esplose; con dolorose conseguenze la quarta cadde sul prato davanti la Pensione dell’Amicizia ed essendo a scoppio ritardato esplose nel tardo pomeriggio causando la morte di Antonio Buzzo Mucchian, detto Nin, Valentino Daria ed Eugenio Pellizzaroli. La sorte volle che si trovassero di passaggio nel ritorno dal governo delle mucche, dai fienili situati al di là del Padola. Rimase anche ferita Maddalena Pomarè Montin, chiamata “Tata Lena”, che si trovava nelle adiacenze; la quinta bomba, pure a scoppio ritardato, cadde sul magazzino di legnami del Comune, dietro la caserma dei Carabinieri, esplose a notte inoltrata fortunatamente con soli danni materiali”.
Altri bombardamenti avvennero il 22 febbraio 1945 e il 12 aprile 1945, ma senza particolari conseguenze.
Secondo un’altra testimonianza in mio possesso, oltre a queste tre vittime del primo bombardamento citato, un ragazzo di 14 anni (Rico De Candido) per lo spostamento d’aria fu scaraventato nel Padola da dove fu raccolto illeso da un tedesco. La famiglia del ragazzo fece appunto costruire il capitello in segno di ringraziamento per la morte scampata.
Secondo notizie fornitemi pare che sia stato costruito durante la seconda guerra mondiale; poi – a seguito dell’allargamento della strada – demolito e ricostruito nelle attuali fattezze nel 1987.
Vuole probabilmente ricordare un avvenimento dell’ultima guerra. Ecco le notizie tratte dalle memorie di Giovanni Fontana: “S. Stefano fu soggetto a vari bombardamenti. Il più grave avvenne nella mattinata del 4 novembre 1944. Una bomba centrò il ponte sul Piave senza esplodere. Ne esplose una sui prati antistanti la nuova caserma e il materiale sollevato arrivò sino in piazza rovinando tetti e causando rotture di vetri; la terza dietro l’albergo Kratter non esplose; con dolorose conseguenze la quarta cadde sul prato davanti la Pensione dell’Amicizia ed essendo a scoppio ritardato esplose nel tardo pomeriggio causando la morte di Antonio Buzzo Mucchian, detto Nin, Valentino Daria ed Eugenio Pellizzaroli. La sorte volle che si trovassero di passaggio nel ritorno dal governo delle mucche, dai fienili situati al di là del Padola. Rimase anche ferita Maddalena Pomarè Montin, chiamata “Tata Lena”, che si trovava nelle adiacenze; la quinta bomba, pure a scoppio ritardato, cadde sul magazzino di legnami del Comune, dietro la caserma dei Carabinieri, esplose a notte inoltrata fortunatamente con soli danni materiali”.
Altri bombardamenti avvennero il 22 febbraio 1945 e il 12 aprile 1945, ma senza particolari conseguenze.
Secondo un’altra testimonianza in mio possesso, oltre a queste tre vittime del primo bombardamento citato, un ragazzo di 14 anni (Rico De Candido) per lo spostamento d’aria fu scaraventato nel Padola da dove fu raccolto illeso da un tedesco. La famiglia del ragazzo fece appunto costruire il capitello in segno di ringraziamento per la morte scampata.
Capitello di Tanber
A Santo Stefano sono collocati due capitelli votivi particolari: la loro forma è singolare, diversa dai soliti altarioli: infatti non hanno pronao né inginocchiatoi, ma la forma di un pilastro con quattro arcatelle cieche, come certi rari modelli in Pusteria.
Il più elegante si trova a Tanber, alla fine della via Dante Alighieri. È uno tra i più antichi e più eleganti; pare risalga addirittura al ‘600, come mi segnalava la maestra Norma De Candido. Costruito a seguito della peste “manzoniana” del 1630-31, che fece in Italia un milione di morti, 600.000 nel Veneto, ma non toccò il Comelico. È stato restaurato qualche anno fa: tre arcatelle sono in tufo, la quarta in semplice muratura. La parte prospiciente la strada rappresenta la Madonna di Castelmonte, il cui santuario assai venerato si trova vicino a Cividale. In un altro lato è rappresentato S. Stefano, il Protomartire, al quale è intitolata appunto la chiesa del capoluogo. Più a fianco vediamo la rappresentazione di S. Sebastiano e S. Rocco, noti santi taumaturghi, protettori dalla peste. Infine la posteriore rappresenta il Cristo Crocefisso. Il capitello fu ravvivato e abbellito dal pittore Tiozzo vari anni fa, quando ebbe anche l’incarico di rifare l’affresco di S. Stefano Protomartire nel frontone sovrastante il portico della chiesa pievanale.
Il suo gemello è visibile dalla parte opposta, vicino al panificio Baldissarutti; risulta un tantino trascurato peraltro. La facciata prospiciente la strada rappresenta un Cristo.
Bisogna riconoscere che il popolo, nel passato, viveva nella paura delle epidemie, delle carestie, delle guerre e quindi questi segni avevano un valore apotropaico, cioè di allontanare influenze negative o demoniache.
Il più elegante si trova a Tanber, alla fine della via Dante Alighieri. È uno tra i più antichi e più eleganti; pare risalga addirittura al ‘600, come mi segnalava la maestra Norma De Candido. Costruito a seguito della peste “manzoniana” del 1630-31, che fece in Italia un milione di morti, 600.000 nel Veneto, ma non toccò il Comelico. È stato restaurato qualche anno fa: tre arcatelle sono in tufo, la quarta in semplice muratura. La parte prospiciente la strada rappresenta la Madonna di Castelmonte, il cui santuario assai venerato si trova vicino a Cividale. In un altro lato è rappresentato S. Stefano, il Protomartire, al quale è intitolata appunto la chiesa del capoluogo. Più a fianco vediamo la rappresentazione di S. Sebastiano e S. Rocco, noti santi taumaturghi, protettori dalla peste. Infine la posteriore rappresenta il Cristo Crocefisso. Il capitello fu ravvivato e abbellito dal pittore Tiozzo vari anni fa, quando ebbe anche l’incarico di rifare l’affresco di S. Stefano Protomartire nel frontone sovrastante il portico della chiesa pievanale.
Il suo gemello è visibile dalla parte opposta, vicino al panificio Baldissarutti; risulta un tantino trascurato peraltro. La facciata prospiciente la strada rappresenta un Cristo.
Bisogna riconoscere che il popolo, nel passato, viveva nella paura delle epidemie, delle carestie, delle guerre e quindi questi segni avevano un valore apotropaico, cioè di allontanare influenze negative o demoniache.
Capitello dedicato alla Madonna del Rosario
Una cinquantina di metri prima del bel capitello di Tanber si trova una cappellina che contiene un reperto originale: si tratta di una bella e antica statua in legno della Madonna del Rosario, seduta, con il Bambino in grembo, dal taglio piuttosto robusto e popolano, dipinta solo alla testa e alle mani perché erano le uniche ad emergere da un fastoso abito e mantello in broccato d’oro e seta finemente lavorati, ora scomparsi. Un tempo si trovava nella chiesa parrocchiale; qualcuno la attribuisce al 1600: era utilizzata nelle antiche processioni, poi fu traslata appunto nell’attuale sito e sostituita nel 1943 in chiesa da un’altra statua. Questa antica fu abbellita dall’artista Romana D’Ambros con restauri nel colore azzurro del manto, nel porpora della veste e dorature varie.
Va anche aggiunto che quella sopra citata era collocata in un capitello solitario, a lato di uno stretto vicolo; poi l’alluvione del 1966 lo sommerse e così fu risistemato e inglobato nel muro protettivo a monte, la strada fu allargata per rendere questa circonvallazione più idonea al percorso dei mezzi, con il nuovo nome di Dante Alighieri.
Va anche aggiunto che quella sopra citata era collocata in un capitello solitario, a lato di uno stretto vicolo; poi l’alluvione del 1966 lo sommerse e così fu risistemato e inglobato nel muro protettivo a monte, la strada fu allargata per rendere questa circonvallazione più idonea al percorso dei mezzi, con il nuovo nome di Dante Alighieri.







