Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
di Elvia Zandonella Maiucco
Al centro della piazza principale di Campolongo, frazione di S. Stefano di Cadore, sorge la chiesa dedicata a San Giacomo Apostolo, parrocchiale dal 1955.
Di forma ottagonale fu consacrata il 28 agosto 1684 dal vescovo Alessandro Adelasio, delegato del Patriarca. Fu ampliata tra il 1858 e il 1865 su disegno dell’architetto feltrino Giuseppe Segusini costruendo attorno al perimetro ottagonale le navate laterali con le finestre a mezzaluna. Il vecchio tetto piramidale scomparve e al suo posto fu innalzata la bella e imponente cupola rivestita in rame.
All’esterno poi Segusini aggiunse pure un piccolo pronao costituito da quattro colonne che sostengono un timpano triangolare. Anche il campanile fu innalzato di alcuni metri e fu costruita la cuspide a tripla cipollatura.
Nel 1861 il pittore Antonio Micolini, di Ceneda, realizzò sette affreschi nelle altrettante lunette poste alla base delle volte della cupola, che altro non erano se non le finestre dell’ottagono primordiale, tamponate al fine di permettere la costruzione del tamburo su cui poggia la grande calotta. Nel 1901 venne acquistata la statua della Beata Vergine della Salute, pregiata opera dello scultore cadorino Raffaele Piazza.
Nel 1959 furono rinnovate le vetrate e nel 1972, su progetto dell’arch. Alpago Novello, si adeguò il presbiterio alle esigenze della nuova liturgia introdotta dal Vaticano II. Si sono susseguiti poi vari lavori di restauro conservativo dell’immobile, sotto la supervisione della Soprintentenza di Venezia.
Oltre all’altar maggiore sono presenti a destra quello dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, a sinistra quello della Madonna della Salute. Quadri di artisti minori abbelliscono le pareti interne dell’edificio, di rilievo due dipinti conservati all’interno della chiesa: uno rappresenta la Crocefissione con le immagini della Madonna della Maddalena e di San Giovanni Evangelista, l’altro raffigura la Madonna tra Angeli e quattro Santi: su entrambi i dipinti notiamo lo stemma della famiglia Fabris di Campolongo, donatori dei dipinti.
