Il paesaggio vegetale
di Cesare Lasen
Un territorio è caratterizzato da componenti fisiche e biologiche naturali e da segni ed elementi che rivelano gli interventi antropici. Il paesaggio che si origina dall’interazione dei diversi fattori biotici e abiotici (clima, suolo, attività umane) è soggetto a processi dinamici che contribuiscono a trasformarlo in tempi più o meno lunghi, ma anche rapidi nel caso di eventi improvvisi o imprevisti.
Il patrimonio naturale di qualsiasi territorio rappresenta il vero “capitale”, la sua autentica scheda identitaria.Esso ha certamente condizionato anche le possibilità di trasformazione e utilizzazione. Ne consegue che la sua conoscenza rappresenta un requisito preliminare determinante e fondamentale.
La componente che più delle altre sintetizza i valori e incide sul paesaggio è la copertura vegetale. Un elenco floristico e la distribuzione delle comunità vegetali, con l’identificazione dei diversi habitat (che consentono poi di valutare anche le presenze faunistiche), rappresentano, quindi, l’approccio ideale per responsabilizzare le comunità locali e renderle consapevoli dei valori che sono chiamate a tutelare, anche traendone opportunità a livello economico. In Comelico gli studi di carattere botanico vantano buona tradizione soprattutto grazie a Renato Pampanini che negli anni ’30 del secolo scorso evidenziò l’importanza della presenza di “specie artiche torbicole”. A partire dagli anni ’90, le conoscenze floristiche e vegetazionali sono state significativamente aggiornate con interessanti scoperte, pubblicate anche a livello divulgativo oltre che in contributi scientifici.
Le torbiere rappresentano ancor oggi un vero “fiore all’occhiello”, autentico gioiello naturalistico e certamente, per quantità e qualità, esprimono la migliore e più completa rappresentatività in tutto il Veneto. Oltre alle già note torbiere di Coltrondo, infatti, solo verso la fine degli anni ’90, sono state scoperte quelle di Danta. Nella predisposizione della carta degli habitat di natura 2000 (nel 2007), sono state censite oltre un centinaio di zone umide ed esse conservano valori di straordinaria importanza anche come archivio di dati storico-climatici conservati nei depositi delle torbiere ombrotrofiche. I dati raccolti durante il carotaggio da un’équipe coordinata dal prof. Barbante dell’Università di Venezia, fino a 12 m di profondità, in Val da Ciampo Est (e anche a Coltrondo), sono ancora in fase di completamento, ma già di eccezionale valore intrinseco e documentale. L’elenco delle specie di lista rossa (cioè minacciate) e quindi più importanti per motivi di conservazione, pubblicata a livello provinciale nel 2004 e regionale nel 2016 include le seguenti entità.
CR (cioè gravemente minacciate o perché molto rare o per le effettive minacce che insistono sull’habitat): Agrostis canina, Andromeda polifolia, Cardamine alpina, Cardamine pratensis, Carex chordorrhiza, Carex hartmanii, Epipogium aphyllum, Festuca supina, Geranium palustre, Jovibarba arenaria, Lycopodiella inundata, Montia fontana, Potentilla palustris, Salix aurita, Scheuchzeria palustris, Silene viscaria, Vaccinium microcarpum.
EN (specie minacciate) sono le seguenti: Carex brunnescens, Carex magellanica, Cystopteris sudetica, Diphasiastrum alpinum, Doronicum glaciale, Drosera anglica, Drosera x obovata, Hippuris vulgaris, Pedicularis kerneri, Phleum alpinum, Plantago atrata, Ranunculus traunfellneri, Rhynchospora alba, Sesleria ovata, Spergularia rubra, Stellaria longifolia, Swertia perennis, Tozzia alpina, Utricularia minor, Vaccinium oxycoccos.
Poi vi sono numerose altre specie classificate come vulnerabili (VU), a vario titolo interessanti. I numeri complessivi sono molto elevati rispetto al resto della provincia e paragonabili solo con la zona del Parco Nazionale e dei suoi dintorni caratterizzati da condizioni termofile. Tra le specie più importanti e simboliche delle aree umide e torbose (anche in prati falciati) si segnala Swertia perennis, bella genzianacea di color viola scuro, relitto artico-alpino, assai raro in Italia e qui ancora relativamente diffuso, tanto da meritare di essere considerato il simbolo del Comelico. Le piante carnivore dei generi Drosera e Utricularia sono anch’esse rare e rappresentative, ottimi indicatori di qualità ecologica. Più del 50% delle piante minacciate sopra elencate interessano zone umide. Nell’ambito delle acque stagnanti (poco diffuse in Comelico), un sito singolare e ameno è il laghetto dei Rospi, caratterizzato da belle popolazioni di Hippuris vulgaris.
Nel paesaggio del Comelico se gli ambienti umidi e torbosi rappresentano l’eccellenza e la rarità, la matrice in cui essi sono immersi è caratterizzata da una consistente copertura forestale, da prati falciati nel fondovalle e nei primi versanti soleggiati e da un’estesa fascia, alle quote più elevate sopra il limite del bosco, con arbusteti nani (mughete, rodoreti e junipero-rodoreti, alnete di ontano verde, qualche lembo di saliceto), praterie primarie (spesso si tratta di pascoli abbandonati ma in passato talvolta anche aree falciate) e ambienti detritici e/o rupestri, talora solcati da canalini innevati e sorgenti. La varietà di questi paesaggi è ben riconoscibile su entrambi i versanti, quello dolomitico a sud e quello silicicolo di terreni antichi (in netta prevalenza) della catena carnica principale, verso i confini con l’Austria. La densa e impenetrabile brughiera della Costa della Spina, o le estese e fresche alnete della Valle dell’Oregone fino ai dintorni di Malga Drotelle sono esempi tipici. Le stupende e rinomate foreste sono caratterizzate quasi esclusivamente da conifere con abieteti, piceo-abieteti, peccete e lariceti, quest’ultimi in quota. In alcuni siti (ad esempio Val Carnia) sono state osservate specie rare (il lichene Usnea longissima) e si osservano alcuni esemplari di notevoli dimensioni. Nei pressi di Santo Stefano e di Padola si riscontrano stazioni della rara felce a distribuzione centroe nord-europea Cystopteris sudetica. Stellaria longifolia, cariofillacea a fiori bianchi, è nota, in Veneto, solo per boschi in Val Digon. Percorrendo i vari rami della Val Visdende,
si potranno osservare, qua e là, belle popolazioni della grande felce Matteuccia struthiopteris. In pienaestate, in corrispondenza di substratia reazione acida (esempio Arenarie di Val Gardena) le belle peccete subalpine, in aree fresche e lungamente innevate, sono arricchite di megaforbie e alte erbe di robusta taglia esplendide fioriture multicolori (Adenostyles alliariae, Cicerbita alpina, Doronicum austriacum). In altri casi la copertura di muschi è pure apprezzabile e connota il paesaggio. Fra essi spicca la non comune e poco vistosa orchidea Listera cordata. Sui substrati dolomitici, invece, non mancano stazioni con la più importante delle orchidee nostrane, la inconfondibile scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus). Più localizzate, in stazioni aride e versanti acclivi, sono le formazioni con pino silvestre. I prati del fondovalle e dei versanti solivi assolati (Costa, Costalissoio, Costalta…) nei pressi degli abitati contribuiscono con il bel verde a mantenere il fascino del paesaggio, ma spesso sono intensamente concimati e meno ricchi di specie che in passato, salvo piccoli appezzamenti. In altri casi sono anch’essi in tutto o in parte pascolati. Le praterie di alta quota offrono invece una spettacolare successione di fioriture, dallo scioglimento delle nevi (con crochi e soldanelle) alle prime brinate tardo-estive alle quali resistono eufrasie e genzianelle. Sono ben rappresentati tutti i tipi di prateria, siano esse carbonatici (seslerieti, firmeti, cariceti ferruginei, elineti) che silicatici (nardeti, curvuleti, agrostieti, festuceti di vari tipi), spesso formanti mosaici con la brughiera bassa a mirtilli e azalea nana, soprattutto dove il pascolo è stato abbandonato. Le estese formazioni a Festuca paniculata, ad esempio, che su versanti a sud raggiungono l’insolita quota di 2500 m. (verso la Petra Bianca), indicano proprio lo stato di abbandono e preludono all’insediamento del rodoreto e di altre formazioni con specie a base legnosa. Non mancano, infine, le stazioni, spesso discontinue, delle aree a lungo innevamento (vallette nivali, ma anche versanti più acclivi esposti a nord) caratterizzate da salici nani (Salix herbacea, S. retusa, S. reticulata), accompagnati da muschi e da alcune specie particolarmente adattate e capaci di completare il ciclo nella breve stagione estiva (Potentilla brauneana, Gentiana bavarica, Veronica alpina, Saxifraga androsacea, Sibbaldia procumbens, Gnaphalium supinum, Gnaphalium hoppeanum, Alchemilla decumbens, ecc.). Tra gli ambienti primitivi, sempre ricchi di fascino, si possono annoverare i detriti di falda (Quaternà su suoli silicei e Longerin-Vissada su quelli carbonatici, al pari della zona Aiarnola-Cima Bagni). Diverse comunità vegetali sono qui ben rappresentate e contribuiscono a rendere questo territorio sempre attraente, in ogni suo settore. Vi sono, infine, molti siti di rilevante interesse o per la presenza di singole specie rare e di valore fitogeografico, o per la intrinseca bellezza che connota il paesaggio. La conoscenza del territorio resta un presupposto fondamentale per qualsiasi iniziativa di valorizzazione. Lasciamo a coloro che si apprestano a frequentare questi itinerari il piacere della scoperta, consapevoli che ogni stagione ha il suo andamento e le emozioni suscitate da stupende fioriture o paesaggi si possono solo vivere e non descrivere, anche perché interessano armonicamente molti sensi e non solo la vista.








