carnevale
di Dino Zandonella Sarinuto
Tra le montagne del Comelico si svolge, da sempre, uno dei Carnevali più affascinanti dell’arco alpino. Nella cultura popolare è stato per molto tempo il principale momento festivo profano, retaggio di antichi riti propiziatori pagani. Diverse le evoluzioni del Carnevale negli ultimi decenni: le guerre del secolo scorso, le forti emigrazioni del secondo dopoguerra avevano ridotto fortemente le sue manifestazioni.
Riservato fino agli anni ’60 solo agli uomini, fortunatamente grazie alla partecipazione delle donne ha ripreso vitalità coinvolgendo sempre più la popolazione in un clima di divertimento che si respira fin dai preparativi ed è massimo il giorno della mascherata.
È cambiato molto negli anni il rituale carnevalesco, non più la visita alle case dove c’erano “ragazze da marito”: annunciati dai pagliacci, Laché e Matazin entravano ballando nelle stue per favorire l’incontro tra giovani. Attualmente dopo la sfilata per la via principale del paese la festa si svolge in piazza fino al calare della sera.
La mascherata è organizzata da ognuna della quattro Frazioni per proprio conto con cadenze temporali diverse; solo a Dosoledo si svolge ogni anno la mascherata di Santaplonia la domenica più vicina alla ricorrenza della santa del paese che cade il 9 febbraio.
San Nicolò ha ripreso, da alcuni anni, la mascherata di San Valentino che visita tutti i paesi del Comune in mattinata per poi dedicarsi a balli e scenette satiriche il pomeriggio in piazza.
Il corteo è suddiviso in due categorie di maschere contrapposte: li mascri da bel che rappresentano la gioventù, la bellezza e l’abbondanza guidate da Laché e Matazin e li mascri da veciu che rappresentano la vecchiaia e la povertà guidate dalle Matazeri. Al ritmo incalzante delle veci (polke) volteggiano per la via principale dei paesi, protetti dai pagliacci che sono i Garanti della mascherata per entrare trionfalmente in piazza e dare avvio alla festa.
Laché e Matazin sono le maschere-guida: il loro costume ricco e sfarzoso si compone di un gran numero di scialli di seta colorata disposti sulle spalle dei Matazins di Candide, Casamazzagno Padola e San Nicolò, sull’intera figura per Laché e Matazin di Dosoledo: calzoni alla zuava bicolori, calzettoni guarniti di nastri colorati, ma la caratteristica più importante del costume è il bareton: l’alto copricapo preparato appositamente ogni anno. Un cilindro di cartone rivestito di velluto su cui vengono fissate collane, spille e paillettes a formare complesse decorazioni come figure geometriche e intrecci. La sommità del copricapo è decorata con fiori e dal retro scendono, trattenuti da un grosso fiocco, un centinaio di nastri colorati che durante il ballo amplificano l’effetto scenico rendendo molto suggestive le coreografie del ballo dei Laché e Matazin.
In mano uno scettro ed una bomboniera contenente confetti beneauguranti da distribuire agli spettatori. Col nome Matazeri sono state denominate, intorno agli anni ’50 del secolo scorso, delle maschere particolari, già presenti talvolta nelle mascherate precedenti. Il loro costume è ispirato a quello del Matazin ma in senso negativo: non colori brillanti ma scialli e fazzoletti scuri; non gioielli sulla calotta ma oggetti poveri: arachidi, maccheroni colorati, gusci di noce, tappi di bottiglie; vecchie cravatte al posto dei nastri e in mano la balä da café, la vecchia palla per tostare il caffè che contiene caramelle da distribuire al pubblico.
Guidano la parte del corteo dei veci che sono vestiti con vecchi abiti recuperati dai bauli dei nonni con grottesche maschere di legno (volti) scolpiti da artisti locali. I veci possono salire su carri o portare con sé attrezzi che rappresentano le attività quotidiane.
Una mascherata senza la musica tradizionale è inconcepibile, musica e ballo ne sono i pilastri. I ritmi suonati sono polka (la veciä), valzer, mazurka e paris. Alcuni brani sono stati creati da musicisti locali, altri da arrangiamenti di musiche importate nel tempo dai nostri emigranti. I musicanti devono essere molto esperti per suonare durante la marcia del corteo e devono riuscire a muovere le dita con abilità nonostante il freddo pungente dei mesi invernali.
Impegnativa la giornata per le maschere: la mattina presto il rito della vestizione di Laché, Matazin e Matazeri, un primo giro in piazza dei Matazins, accompagnati dai pagliacci per annunciare la mascherata e la partenza del corteo alla fine della Messa per giungere in piazza dal pubblico in attesa.
Grande l’entusiasmo suscitato dall’entrata in piazza di Laché e Matazin danzanti, sfilano poi tutte le maschere e viene dato inizio ai balli per maschere e spettatori. Il momento culminante della festa è il ballo di Laché e Matazin e delle Matazeri, secondo un rito tradizionale che vede queste maschere danzare in un turbinio di colori culminante con i salti all’unisono di Laché e Matazin: invocazione alle divinità affinché protegga la stagione entrante rendendo feconda la vita agricola silvestre e pastorale.
E la festa continua coinvolgendo maschere e pubblico fino a tarda notte in un oblio dei quotidiani affanni che sa di catarsi.











