museo algudnei
Dosoledo

 

Negli ultimi due piani del palazzo della Regola di Dosoledo in piazza Tiziano ha trovato sede Algudnei – spazio per la cultura ladina in Comelico, inaugurato nel 2011 e voluto e gestito dal Gruppo di Ricerche Culturali. Algudnei, nome nato dall’unione di tre parole ladine Algu (qualcosa) d (di) nei (noi), si distingue perché offre la possibilità di scoprire la storia e le antiche tradizioni della vallata utilizzando supporti tecnologici come touchscreens, postazioni video, cornici digitali e pannelli luminosi. Algudnei conta diverse postazioni multimediali, contenenti molti filmati e immagini, ed oltre 300 metri quadrati di pannelli illustrativi.

La prima sezione è dedicata alla tradizione della mascaradä (carnevale) uno degli eventi più sentiti e partecipati dall’intera comunità locale. In questo spazio sono raccolte alcune testimonianze dei carnevali di ieri e di oggi e i manichini delle maschere del matazin, laché, paiazu e mascri da vecia che documentano la straordinaria continuità della tradizione che si ripete ogni anno con la sua ritualità. Nella postazione multimediale, attraverso il touchscreen, si possono esplorare tutti i riti del carnevale comelicense, mentre nelle quattro cornici digitali scorrono fotografie del carnevale d’inizio secolo e dei giorni nostri. Un video proietta il ballo tipico (vecia) che il matazin assieme al lachè compie nella piazza del paese durante le giornate di festa.

La seconda sezione tratta il tema delle Regole che in Cadore e Comelico stanno ad indicare un insieme di beni agro-silvo-pastorali (boschi, prati, pascoli) e una comunità di persone (Regolieri) che possiede e gestisce collettivamente questi beni indivisibili, inalienabili e vincolati in perpetuo alla loro destinazione. Le Regole sono attestate nei documenti fin dal XII secolo, ma sono certamente ben più antiche e attualmente ancora attive in Comelico dove se ne contano quindici. Fin dal Duecento vennero formalizzati per iscritto i patti che regolavano l’uso della proprietà collettiva in appositi statuti, detti Laudi. Abolite nel XIX secolo, le Regole del Cadore vennero ripristinate nel 1948 e amministrano ancora oggi il patrimonio comune. In questa sezione sono raccolte alcune notizie sulle proprietà collettive, i laudi, le Regole e il loro rapporto con il territorio. Un filmato racconta la storia millenaria di queste istituzioni e sulla parete, lungo il pannello illuminato, troviamo delle mappe, delle fotografie e dei testi che si succedono, seguendo la linea del tempo, raccontando l’evoluzione delle Regole e il ruolo che rivestono ancora oggi. Tre totem descrivono, utilizzando i termini ladini, le attività della Regola nell’uso delle risorse: il pascolo, il taglio dell’erba, il bosco.

La terza sezione si occupa della vicenda urbanistica del Rifabbrico. Di incendi avvenuti in Comelico e Cadore si hanno notizie risalenti alla prima metà dell’Ottocento. Ma è solo con quello di Padola del 1845 che si avvia la fase del Rifabbrico, una vera e propria pianificazione dei diversi villaggi. Con l’istituzione di apposite commissioni e l’adozione di nuove norme, si cominciarono a ristabilire i criteri di edificazione ed uso di ogni singolo fabbricato. La redazione di questi codici ha segnato il passaggio da un’edilizia spontanea ad una pianificata, facendo acquistare a questi luoghi un carattere completamente diverso. Questa tematica viene raccontata attraverso alcuni pannelli dove è raffigurata la mappa del Comelico con gli incendi e il rifabbrico e tre cornici fotografiche spiegano il perché si è dovuto ricorre ad una pianificazione dell’edilizia.

La quarta sezione, inaugurata nel 2015, ricorda la prima Guerra Mondiale in Comelico. Curata da Italo Zandonella Callegher presenta lo spessore del fronte che comprende i comuni di Comelico Superiore, Sesto Pusteria e Kartitsch (Austria) interessati dal conflitto tra il 1915 e il 1917. Una mappa illustra il territorio all’inizio del ‘900 e riporta le infrastrutture create dai militari sul territorio. Pannelli bilingue alle pareti raccontano le operazioni di guerra che hanno interessato la linea di confine e coinvolto nel conflitto le genti del Comelico. Un filmato documenta i rilievi effettuati nella zona dal Col Quaternà al Col Rosson dall’architetto Daniela Zambelli e dall’archeologo Rupert Gietl. I dati raccolti sono stati trasferiti su due mappe tematiche storico-turistiche ed è stata creata una app che permette di percorrere i resti della grande guerra e consultare documenti e foto storiche.

Le ultime due sezioni sono state recentemente inaugurate e rappresentano i Clònpär (stagnini) e il Ladino. Lo stagnino: il lavoro svolto fino al secolo scorso da centinaia di comelicesi che hanno percorso l’Italia e l’Europa nell’esercizio della loro attività. Gigantografie, piccoli attrezzi e filmati ne raccontano la storia. Ed infine il Ladino, lingua madre della valle, trova in questa sezione la sua espressione più completa, declinata nelle diverse versioni di ogni paese. Il visitatore potrà ascoltare e leggere i testi ladini inseriti nei filmati e nei tablet.

Per saperne di più visita il nostro sito: https://www.algudnei.it/