Sono ormai passati alcuni anni da quando, dopo improvvisa e crudele malattia, Beppe Zandonella Callegher ha lasciato le sue montagne per altre vette. Era nato a Dosolédo di Comélico il 2 novembre 1949 e qui, per sua espressa volontà, è stato tumulato. Quasi un ritorno a casa, ai piedi del Gruppo del Popèra dove è maturata la sua passione per l’alpinismo.
Dopo gli studi presso i Salesiani di Pordenone e di Venezia, chiude il ciclo di apprendimento presso l’Istituto Minerario di Àgordo. Qui, nel 1967, si fa socio della locale Sezione del Club alpino italiano e inizia ad arrampicare. Dopo un successivo battesimo della roccia avvenuto nelle Dolomiti del Comélico con il fratello Italo, i cugini Giuliano e Mario e l’amico Angelo Ursella, si iscrive alla locale Sezione Cai, quindi a quella di Piacenza, città dove si stabilisce e costruisce il suo futuro aprendo uno studio, qui si sposa e nascono i suoi due figli (che ora proseguono con l’attività del padre).
Nel 1974 fonda la società Tecnomine che opera nel campo delle demolizioni di qualsiasi tipo di struttura, anche in centro abitato: case, ponti, ciminiere, edifici abusivi o fatiscenti, “ecomostri”, ecc. ecc. Lo chiamano anche in Sicilia per deviare la lava dell’Etna. L’operatività si amplia nel 1988 con la gestione diretta di un deposito di esplosivi a Genova. Nei fine settimana si dedica alla montagna.
Nel 1986 è ammesso nel Club Alpino Accademico Italiano e nonostante gli impegni non abbandona l’arrampicata. L’attività alpinistica, infatti, è ampia e riguarda la maggior parte degli itinerari difficili dell’epoca; un esempio: la via Carlesso alla Torre di Valgrande e, per restare in Civetta: tutte le vie sulla Torre Venezia, la Solleder alla parete nord ovest, la Andrich alla Punta Civetta, la Ratti alla Cima su Alto, la Carlesso alla Torre Trieste …
Poi: la prima ripetizione della via Fiamme Gialle in Popèra e tante altre di 6° grado fra cui le più impegnative al Piz Ciavazes, al Pilastro di Rozes, al Sass Maor, alla Brenta Alta, al Crozzon di Brenta, alle Tofane, alla Busazza, alla Cima Una, al Pizzo Badile (Cassin), alla Cima Scotoni, al muro del Sass dla Crusc (via Messner e via Abram), in Grigna, al Croz dell’Altissimo, alla Rocchetta Alta di Bosconero, molte vie sul Monte Bianco (fra cui Pilier Gervasutti; Cassin alla Walker, ecc.), alla sud della Marmolada, al Gran Paradiso (Perego-Mellano alla Valsoera e via di Guglielmo) e tante altre nell’arco Alpino …
Nel 1977 partecipa alla Spedizione Biafo in Karakorum, dove raggiunge la Cima Sud del vergine Latok 2 (7080 m). Nel 1978 è sulle Ande boliviane e sale il Cheraoco, 6150 m, per via nuova da sud e la Cima Mozza, 5600 m, per via nuova sulla cresta meridionale. Nel 1979 partecipa a una spedizione all’Annapurna-Fang in Nepal. Pratica a lungo lo sci e lo sci-alpinismo e compie, fra l’altro, una discesa dalla vetta di un 7000 himalayano.
Infine entra nel mondo delle immersioni subacquee, dapprima per motivi professionali poi come praticante sportivo, entusiasta ed esperto. Senza mai trascurare l’amata mountain bike con la quale percorre monti e valli del Comélico e tante altre …
La morte lo coglie a sessantanove anni, ancora in piena attività. Il destino non gli ha dato il piacere di invecchiare. L’avrebbe meritato, dopo tanto lavoro e tante avventure.
Ricorderemo con affetto la sua dote migliore: l’umiltà.
Un fraterno compagno di cordata
