Proverbi e detti di costalta
di Franca Casanova Fuga
Materiale tratto dal libro Casanova Fuga Franca, Il dialetto ladino a Costalta di Comelico, Pieve di Cadore, Edizioni Gruppo Musicale di Costalta, 1997.
Indice
- Proverbi consigli e avvertimenti
- Consigli e avvertimenti
- Constatazioni
- I modi di dire de “Corporeità”
- Forza, stanchezza, dormire e mangiare
- Patire la fame, malattia e morte
- Esclamazioni
- I Santi e la meteorologia
- Lavoro ed economia famigliare
- Le stagioni
- Persone
- Religiosità
- Sessualità e affettività
- Situazioni di vita
Proverbi consigli e avvertimenti
a – l
A föi cöl che n se deve intarvögn cöl che n se cröde.
Facendo ciò che non si deve, succede ciò che non si crede.
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Al mal di etre n rimedia al sò.
Il male degli altri non rimedia il proprio.
Bisogna risolvere da sé i propri problemi.
Al mus porta farina e mangia giardogn.
L’asino porta farina e mangia cardi.
Chi più fa, meno riceve.
Al sarvido à da dì ridön.
Il piacere deve essere fatto allegramente.
Non sappia la destra ciò che fa la sinistra.
Al sono iné fra dla morte.
Il sonno è fratello della morte.
Assenza di coscienza.
Avöi algo é bria, avòi nente é malinconia.
Possedere qualcosa è difficoltoso, non avere niente è malinconico.
Ogni aspetto della vita ha il suo affanno.
Balà second cöl chi sona.
Ballare ciò che suonano.
Seguire la corrente.
Böte al palo intrà l rode.
Mettere il palo tra le ruote.
Ostacolare.
Chi ch’à mangiò la vöna tire anc al caröt.
Chi ha mangiato l’avena, tiri anche il carro.
Con gli onori anche gli oneri.
Chi ch’à lvo la monte s la mantögna.
Chi ha vinto l’appalto della malga deve mantenerla.
Rispettare gli impegni assunti.
Chi ch é doi merda coi.
Chi è dietro raccoglie merda.
Beati i primi…
Chi ch’ imprösta perd la zösta.
Chi presta, perde il cesto.
La generosità esagerata può recare danno.
Chi ch’é morte iné ciodön, chi ch’é vive mangia pön.
Per chi è morto l’anniversario, per chi è vivo il pranzo.
La vita continua…
Chi che n pö bat al mus, bat la sela.
Chi non può picchiare l’asino, picchia la sella.
Sfogarsi su chi non ha colpa.
Chi che n se stima val di bes.
Chi non si apprezza vale denaro.
L’umiltà è un valore.
Chi ch’sa pì à da dorase.
Chi più sa s’adoperi.
Il distacco del saggio.
Chi che sputa dröt su torna pai bec du.
A chi sputa in aria, lo sputo ritorna in faccia.
L’offesa ingiusta si ritorce.
Coi loi s é, coi loi bisogna urlé.
Quando si sta con i lupi bisogna urlare.
Adattamento all’ambiente.
Com che s fa vögn fato.
Così come si fa, si riceve.
La legge del ricambio.
Co s’à sporciò l’aga bisogna böila.
Quando hai sporcato l’acqua, devi berla.
Accettare le conseguenze.
Co se spia al vdel, se sa in che stala ch’ l’ é nasù.
Guardando il vitello, si capisce in che stalla è nato.
Ognuno rispecchia il proprio ambiente.
Co s ride dal vendre se piande dal sabo.
Se si ride di venerdì, si piange di sabato.
Il dolore dopo la gioia.
Cuön che schiza na bolifa nsun n ciama al servitor.
Quando scoppia una scintilla nessuno chiama il servo.
Il bisogno aguzza l’ingegno.
Cuön ch’ne n’é morte, é ciarestii, malatii e resii.
Quando non c’è la morte, ci sono carestie, malattie ed eresie.
Aspettarsi il peggio.
Dì a la fia par ch’intenda la nora.
Dire alla figlia perché capisca la nuora.
Messaggio trasversale.
Duc inà da stropà al so bus.
Tutti devono tappare il proprio buco.
El mose taca snoma i ciavai magre.
Le mosche attaccano solo i cavalli magri.
Le disgrazie ai disgraziati.
È pi fazile dì sno ch’föi.
È più facile dire che fare.
Critica ai parolai.
Föi tanto ch’al ciampanin stöi aped la gedia
Agisci fino al punto in cui il campanile stia attaccato alla chiesa.
Non tentare l’impossibile.
Iné tröi sorte d vive: vive, vivuzlé e stantà.
Ci sono tre modi di vivere: vivere, vivacchiare e penare.
…basta saper vivere.
I dogns é sogete, i veces é costrete.
Ai giovani capita, ai vecchi è di necessità.
La vecchiaia è malattia…
In fond la val s conta l bore.
In fondo alla valle si contano i tronchi.
Aspetta a cantare vittoria.
I parente é com le scarpe, pi é ströinte e pi fa mal.
I parente sono come le scarpe, più sono stretti e più fanno male.
Non aspettarsi nulla dai parenti.
La bocia é com la ridna, tant böte e tant madöna.
La bocca è come un recipiente per cereali, tutto ciò che viene introdotto viene macinato.
L’incontentabile non si accontenta mai.
La farina robada iné mal madnada.
La farina rubata è macinata male.
Il furto non paga.
La fia d un oste, el serve d i pres, i porzöi d i molnes lontön d i pares.
La figlia di un oste, le perpetue dei preti, i maiali dei mugnai lontano dalle pareti.
Meglio non avere a che fare con chi è abituato agli agi.
L aga dev di ple so vöne.
L’acqua deve seguire il suo corso.
Non sempre gli eventi si possono modificare.
L’aga marzis i pale.
L’acqua marcisce i pali.
Meglio il vino…?
La marvöia dura tröi dì.
La sorpresa dura tre giorni.
L’eccezionalità dura poco.
L’amigo o ch’l’é amigo o ch’l’e sasin.
L’amico o è amico, oppure è assassino.
Non tradire le amicizie.
La nente é bona pi vöi.
L’ assenza è cosa buona per l’occhio.
Sguardo ad occhio libero.
La roba imprestada n torna pi come che t l’as dada.
La cosa prestata non ritorna più come è stata data.
Cautela nel prestito.
La roba ch’s’imprösta à da dì piandön e tornà ridön.
La cosa prestata deve partire piangendo e tornare ridendo.
Restituzione con gli interessi.
Lasa ch’ l aga vada a la val e l vento al coste.
Lascia che l’acqua scenda a valle e che il vento soffi sui costoni.
Lasciare che ogni cosa segua il suo corso.
La toda co l’ à na zörta itè spodaraa anch la porta dal tabié.
La ragazza quando ha una certa età sposerebbe anche la porta del fienile.
Meglio un marito qualsiasi piuttosto che sola.
L’ira d’incöi lasla par dmön.
L’ira di oggi lasciala per domani.
Autocontrollo.
m – z
Möio al tacon ch’al bus
Meglio il rattoppo che non il buco.
C’e sempre qualcosa di peggio.
Möio mal sta ch’ped rivé.
Meglio stare male che finire peggio.
Chi si accontenta gode.
Möio nöio fra i corne ch’ borba intrà li ongie.
Meglio neve tra le corna che letame fra le unghie.
La libertà vale la sicurezza.
Nanche i döide dla mön ne n’é compagns.
Nemmeno le dita delle mani sono uguali.
Non ci sono cose uguali.
Ne n’é bria invidié, ma é bria mantgnì.
Non è difficoltoso iniziare, quanto mantenere.
I vizi costano.
Ne sta böte i ciögn a core.
Non consentire ai cani di correre liberamente.
Il rischio di certe azioni.
Ne sta böt la maza intrà l formii.
Non mettere il bastone tra le formiche.
Non provocare o irritare.
N giova sonà ciampana cuön ch’la tampesta é bel gnuda.
Non serve suonare la campana quando la tempesta è già arrivata.
Non piangere sul latte versato.
N’ota core al ciön n’ota al lioro.
Una volta corre il cane, un’altra la lepre.
La fortuna è cieca.
O ch’ se cianta o ch’ se porta la cros.
O si canta o si porta la croce.
Non si possono fare due cose contemporaneamente.
Ogni brusa rend la so ombria.
Ogni cespuglio fa ombra.
Ognuno è portatore di positività.
Ogni ceda à l so cianton.
Ogni casa ha il suo circondario.
Solidarietà fra vicinanti.
Ogni möis s fa la luna, ogni dì s’impara una.
Ogni mese luna nuova, ogni giorno si impara qualcosa.
L’esperienza deve insegnare.
Ogni pöis à la so usanza.
Ogni paese ha la sua tradizione.
Non si dimentica il passato.
Ogni salmo fnis in gloria.
Ogni salmo termina con il “gloria”.
Esito scontato.
Par bögn o mal ch’la vada, é mòöo restà zla so contrada.
Che vada bene o male, è meglio restare nel proprio territorio.
L’andarsene è rischioso.
Pi ladre ne n’é sardure.
Contro i ladri non ci sono serrature che tengano.
Difficile fermare i cattivi.
Pi se stenta, pi s vive.
Più si fatica, più si vive.
I problemi rendono la vita lunga.
Pi t dis e manco intende.
Più parli e meno capisce.
Incomprensione.
Pöra cla föda ch’ne n’é bona da portà la so lana.
Povera quella pecora che non è capace di portare la sua lana.
Monito allo sprovveduto.
Pöra i pöra.
Poveri i poveri.
Commiserazione.
Salva al ciön pal paron.
Risparmia il cane in considerazione del padrone.
Il debito della riconoscenza.
Sa pi n mato a ceda soa, ch’un savio z ceda de chietre.
É più esperto un pazzo a casa sua, che un savio in casa d’altri.
È importante la conoscenza del proprio ambiente.
Stöia nova spaza polito, stöia vecia va daparduto.
La scopa nuova scopa bene, la scopa vecchia arriva ovunque.
Vale l’esperienza.
Tra l vecio e 1 novei s lasa la pel.
Passando dal vecchio al nuovo si lascia la pelle.
Cambiare comporta sofferenza.
Un bel mangió, un bel loró.
Mangiare bene per lavorare bene.
Digiuno è debolezza.
Un pare mantögn set fis; set fis n mantögn un pare.
Un padre mantiene sette figli; sette figli non mantengono un padre.
Diversità tra amore paterno e filiale.
Un sac vöito ne sta in pes.
Un sacco vuoto non rimane in piedi.
La fame è un bisogno primario.
Va bögn la ciaura zota, fin ch’al loo n la intopa.
Va bene la capra zoppa, finché il lupo non la incontra.
Massima efficienza nei momenti di pericolo.
Vistis un palo, somöia n general, vistis na fasina, somöia na regina.
Vesti un pezzo di legno, sembra un generale, rivesti una fascina, sembra una regina.
L’apparenza inganna.
Z un ora nas un fongo.
Nel giro di un’ora nasce un fungo.
Da un momento all’altro possono cambiare le cose.
Consigli e avvertimenti
Böt a peto.
Mettere nel petto.
Far tesoro dei consigli, ricordare.
È doi la porta.
È dietro la porta.
Concezione fatalistica della vita: dovrai fare i conti con la realtà (amara).
El corde co li é bögn tirede schiza.
Le corde quando sono ben tirate schizzano.
La goccia fa traboccare il vaso.
Föi bona farina.
Fare buona farina.
Farsi stimare sul lavoro
Föi la molöta par ne scotase.
Fare le molle per non scottarsi.
Mettere le mani avanti, prevedere il danno
Föi vöd Venezia.
Far vedere Venezia.
Illudere.
Giavte l ran dal ciò.
Togliti le rane dalla testa.
Via le illusioni.
Gnarà l bon dla vara.
Verrà il buono del campo.
Concezione fatalistica della vita: dovrai fare i conti con la realtà (amara).
Iö si te faz mudé la pel.
Ti farò cambiare la pelle.
Correzione rigida.
La Pasca vögn da se.
La Pasqua viene da sè.
Cosa inevitabile.
Mangia tade e dì ch’l’é cöta.
Mangia, taci e dì che è cotta.
Accontentati.
N calà dal late.
Non diminuisce il latte.
Non costa tempo e fatica.
Ne ne sempro san Dön di colaze.
Non è sempre san Giovanni delle ciambelle.
Ogni bel gioco dura poco.
Nsugn n tol a mnà la porta.
Nessuno assume ad accompagnare la porta.
Esigere operosità.
Pagà al mös dal forsarö.
Pagare il “mös” del pentolino.
Ripagare, sottomettersi.
Pöda, paga e va con Dio.
Pesa, paga e va’ con Dio.
Regolati i conti, ognuno per la propria strada
Rivarà l befel.
Arriverà il conto.
Arriverà sempre la resa dei conti.
Rivarà l vösco da Parsanon.
Arriverà il vescovo di Bressanone.
Spaza fora l te scuaze.
Scopa le tue sporcizie.
Pensa ai fatti tuoi.
S te ciapo zun ströinto / zun scondù…
Se ti prendo in una strettoia / in un posto nascosto…
Minaccia di farla pagare.
S te rive zla mi loda…
Se arrivi nel mio corridoio…
Tol al tempo e lasa la vita.
Prendi il tempo e lascia la vita.
Non affannarsi troppo.
Tornà pal col su / ple ciauze su.
Ritornerà in gola / nelle calze.
Il male fatto si paga: è indigesto.
Constatazioni
Sono raggruppati in questa parte della raccolta i modi di dire carichi di ironia amara, di pessimismo maturato nella quotidianità.
Una serie di massime che hanno in comune un profondo realismo esistenziale.
Bat dal ciò n val nente.
Battere il capo non vale nulla.
Rassegnazione disperata.
Desdà n vespöi / na mosonera.
Svegliare un vespaio / uno sciame di mosche.
Fnida la mösa, destudeda la lus.
Finita la messa, spenta la luce.
Ogni cosa ha la sua conclusione
Föi dut n vel velo.
Fare tutto un: eccolo, eccolo!
Generare contrasti e confusione.
Föi sora oso.
Fare sopra osso.
Fare il callo.
Gni fora dla sciofa.
Uscire dal guscio.
Crescere, sensibilizzarsi
Inzende com al vöinz.
Brucia come una radice.
Cosa amara.
La tera piande a tgnì su i mute.
La terra piange a reggere i ceppi.
Gli insensibili sono un peso (anche per la natura
Mancia na tarala da n pai.
Manca uno zoccolo da un paio.
Indigenza assoluta.
Na coa d canai sot un dröi.
Un nido di bambini sotto un setaccio.
Famiglia numerosa senza casa.
Famiglia numerosa con uno solo che lavora
Ne fög ne lògo.
Nè fuoco nè luogo
.Desolazione.
Ne nöi pi vist ne pel ne ongia.
Non ho più visto nè pelle nè unghia.
Sparire dalla circolazione.
Ne scarz tant al to batel.
Non consumo tanto il tuo battente.
Non voler abusare dell’ospitalità
N se vöd nanc a böt i döide zi vöi.
Non si vede nemmeno a mettere le dita negli occhi.
Buio pesto.
Ogni porta à l so batel.
Ogni porta ha il suo battente.
Ognuno ha la sua croce.
Ognun à la so manera.
Ognuno ha la sua scure.
Ognuno ha delle possibilità nella vita.
Ponde i boi ch’ tira.
Pungere i buoi che tirano.
Approfittare della bontà.Portà le scarpe d so mare.
Portare le scarpe della madre.
Non possedere nulla.
Sfarié piaghe.
Sfregare piaghe.
Insensibilità sadica.
Söi da ce pe c te zote.
So di che piede zoppichi.
Conosco il tuo punto debole
Sonà da cioc’.
Suonare da falso.
Suono vuoto.
I modi di dire de “Corporeità”
Vengono colti con ilarità aspetti delle persone quali l’altezza, la magrezza, il modo di camminare, il modo di vestire.
Auto com un confalon.
Alto come uno stendardo.
Beleza ch’ röinde.
Bellezza che ringhia.
Aggressiva.
Che na borba de toda.
Che letame di ragazza.
Bellezza esuberante.
Dì coi cuart in su.
Andare con le cosce in su.
Fare un capitombolo.
Dì in fond al banco.
Andare in fondo al baule.
Mettersi il vestito nuovo.
Es in barlachich.
Essere in bilico.
Pericolante.
Giazó com un raio.
Gelato come una rapa.
Infreddolito.
Nögro com un sudin / spazacamin.
Nero come una susina / spazzacamino.
Sole o… botte?
Ne n’é scarpante.
Non è disprezzabile.
Può andare.
O che t’ compre cu o ch’ te vönde braghe.
O compri sedere o vendi pantaloni.
Dimagrire, far rinnovare il guardaroba.
Pandolo.
Dinoccolato.
Fusto…
Spizot dla roda.
Fuso della ruota da filare.
Eccessivamente magro.
Tirò a fögo.
Tirato a fuoco.
Eleganza pretenziosa
Zapà sui vöve.
Posare i piedi sulle uova.
Camminare danzando.
Zera da bandù.
Cera da benedetto (in agonia).
Pallido oltremodo
Forza, stanchezza, dormire e mangiare
Forza
Avöi miane.
Avere miane.
Forza immane.
Stanchezza
Avöi na paturgna.
Avere sonnolenza.
Ciapà al puian.
Prendere la calura.
Accaldato ed affaticato.
Cöi vöi d fora du.
Con gli occhi di fuori.
Stanco morto.
Col fio’ su mön.
Con il respiro in mano.
Ansante.
Es in delazere.
Essere spossato.
N avöi voia nanch da tiré un get dal paröi du.
Non avere voglia neanche di tirare giù un gatto dalla parete.
Essere allo stremo delle forze.
Posà n credo.
Riposare (per il tempo di) un credo.
Un attimo di pausa.
Tiré la ranzana.
Tirare il rantolo.
Respiro affannoso.
Dormire
Dormi com jona.
Dormire come Giona.
Sonno profondo e prolungato.
Dormi com un zuco.
Dormire come un ceppo.
Dormi fin ch un vöio vöd l autro.
Dormire finché un occhio vede l’altro.
Dormi pi dal leto.
Dormire più del letto.
Inciné.
Chinare la testa.
Appisolarsi.
Vögn du la gnagnera.
Scende la sonnolenza.
Sonno che cala improvvisamente.
Mangiare
Es de prandura.
Essere di appetito.
Di buona bocca.
Föi na vdela.
Fare una vitella.
Vomitare per aver mangiato troppo.
Lora vecia.
Imbuto vecchio.
Mangiare senza essere mai sazi.
Mangé com na lora.
Mangiare come un imbuto.
Nanch al vento n te leva.
Nemmeno il vento ti alza.
Pasto abbondante.
Na staladögna par taié l aria.
Una goccia per tagliare l’aria.
L’aperitivo del mattino…
Rivé col mögn moze .
Arrivare con le mani tagliate.
Ospite approfittatore.
Rivé con panza e dente.
Arrivare con pancia e denti.
S t as un scolé senta du e mangia.
Se hai un cucchiaio siediti e mangia.
Invito ospitale.
Il proverbio
Cuön ch’é cru e caca, cuön ch’é cöto é papa.
Quando è crudo è immangiabile, quando è cotto è gustoso.
L’abilità nella cucina.
Patire la fame, malattia e morte
Patire la fame
Es in anzödla.
Essere in miseria, carestia, fame.
Es in grödna.
Essere come una collinetta sassosa.
Föi la cros su la bocia.
Fare la croce sulla bocca.
Rassegnarsi al digiuno
Impigné la bocia su sote.
Appendere la bocca in alto.
Vögn la cianà auta.
Viene la mangiatoia alta.
Prepararsi al peggio.
Malattia
Ciapà la doia.
Prendere la doglia.
Ammalarsi per uno sforzo eccessivo.
Dì di zinche in du.
Andare da cinque in giù.
Debolezza estrema.
Es in podöi. Essere impotente.
Debole, ancora immaturo.
Es pöna impignede.
Essere appena attaccati.
Allo stremo delle forze.
Es su pla bröia.
Essere sull’asse.
Mettersi ammalato.
Inzupese z un frustugo.
Inciamparsi in uno stelo.
Gracilità.
Il proverbio
Al mal dla pel varis al budel.
Gli sfoghi della pelle guariscono l’intestino.
Morte
Dì in pindolon.
Penzolare.
Impiccarsi.
Dì vi su la costa.
Andare via sulla costa.
Conclusione della vita in cimitero.
Lasà la pel su la stangia.
Lasciare la pelle sullo steccato.
Morte prematura.
Tiré i ultme.
Tirare gli ultimi.
Esclamazioni
Imprecazioni, maledizioni, espressioni di meraviglia, saluti augurali.
Dal drammatico pöra me de cöre al poetico söda dio: in queste esclamazioni il dialetto si presenta in tutta la sua spontaneità che è una sua precipua caratteristica.
A giazò n corvo.
Si è ghiacciato un corvo.
Gelo intenso.
Al rest apede.
Il resto assieme.
E quello che seguirà.
Bandöta netidia.
Benedetta pulizia.
Ironico, per indicare sporcizia.
Ch’ al diau / Dio te ramöne.
Che il diavolo / Dio ti porti.
Ch’ al diau te fonda.
Che il diavolo ti affondi.
Ciamarast oche a li anitre.
Chiameresti oche alle anatre.
Non dare dell’ignorante al furbo.
Ciarestia dia toa.
Carestia della tua.
Co ne n’é n pöi dà.
Se non c’è non posso dare.
Non pretendere troppo da chi è limitato.
Dio mal pardone.
Dio mi perdoni.
Passi il giudizio negativo…
Dösto gno ch’ nas i pövar.
Vai dove nasce il pepe.
Dösto zla Naiardla.
Vai sull’Aiarnola.
Vai a quel paese, a farti benedire.
Föi tarmà l salve regine.
Far tremare le salve regina.
Incutere paura.
Fost bandöto
Sii benedetto.
Che tu sia benedetto! Grazie del piacere fatto.
Gno vala la Pasca a stà.
Dove va la Pasqua a stare.
Dove andremo a finire.
In anma mia si.
In anima mia si
Si davvero. Giurare sull’anima.
La sita te arda.
La saetta ti bruci.
La sita te cheghe.
La saetta ti caghi.
L orco te impize.
L’orco ti accenda.
Merda sula fraisa.
Merda sul ramo.
Imprecazione.
Me söia.
Sia così.
Magari.
Mincalfato.
Io in quel fatto.
Mi pareva, volevo dire, ora capisco.
Ncamo’ apede.
Ancora assieme.
Non ci mancava che questa.
N chego nanc sora.
Non cago neanche sopra.
Indifferenza assoluta.
Ne n’é fögo.
Non c’è fuoco.
Non c’è fretta.
Ne n’é n viad a l orto.
Non è un viaggio all’ orto.
Stai chiedendo troppo.
Ne ne redenzio.
Non c’è redenzione.
Non c’è nulla da fare.
N voi pit che n pone.
Non voglio galline che non fanno le uova.
Non accontentarsi del poco.
Sane a polenta nuova.
Arrivederci alla polenta nuova.
Ci vediamo.
Sane a sapa e badi.
Arrivederci a zappa e badile.
Sanité söia.
Salute sia.
Salute permettendo.
Set sarois.
Sette soli.
Gran caldo.
S fos arent na ciampana daraa n boto
Se fossi vicino a una campana la suonerei
Oh chi si vede!
Silafé.
Intercalare, conferma.
Söda Dio.
Seta di Dio.
Carissimo, tenero.
Su par domino nostro.
Per interesse del Signore.
Gratis.
Te ardesto söco.
Bruciati secco.
Te tiraröi na croda z un talon a pagà.
Ti tirerò un sasso in un calcagno per ripagarti.
Ironico: ringraziamento senza obbligo.
Verbus.
Parola.
Niente.
I Santi e la meteorologia
Carnavàl n va s nèi n fà
Carnevale non finisce se non nevica anche solo un po’
Cuön c al cùco ciànta su la ràma nùda, mìsera insùda
Quando il cuculo canta sul ramo ancora spoglio, la primavera è misera
Cuön ch’ el pite bat al pulnöi al temp cambia.
Quando le galline sono irrequiete nel pollaio il tempo cambia
Cuön ch’ i getes borbinöia z ceda indovina brut tempo.
Quando i gatti giocano in casa preannunciano brutto tempo.
Cuön ch’ la pita cianta in gialösco al temp cambia.
Quando la gallina fa il verso del gallo il tempo cambia.
Cuön ch’ la vacia möna al batocio, o ch’ fa fröido o ch’ fa pocio.
Quando la mucca scuote il campanaccio il tempo cambia in peggio.
Da San Simón al lorón co n l é fìfo n l é pi bón
A S. Simone (28 ottobre) il ravanello se non si è raggrinzito non è più buono
Da San Simón le àrte a cadón
A S. Simone è tempo di riporre gli arnesi da lavoro (presto verrà la neve)
Da Santa Luzìa l s invìa e da Nadà l é cà
A S. Lucia (13 dicembre) comincia (a nevicare); a Natale la neve sarà più abbondante
Döiba é gnuda la stmana è duda.
Giovedì è arrivato, la settimana se n’è andata.
Favrèi ventolèi, màrzo marzèi
Febbraio ventoso, marzo portatore di malattie
La piova iné la mare d i strache.
La pioggia è la madre degli stanchi.
La prìma pióa d agósto disfrèida l pra e l bósco
La prima pioggia d’agosto rende più freddi prato e bosco
Le nudéle iné bòne tra l dóe Madòne
Le nocciole maturano fra le due Madonne
(8 settembre, Natività B.V. Maria – 7 ottobre, B.V. del Rosario)
Lùna d orì, c rìde e piànde trèi òte in di
Luna d’aprile: il tempo cambia spesso (tre volte) durante il giorno
Marte la stmana parte.
Il martedì inizia la settimana.
San Bastiön co la viòla in mön
S. Sebastiano: la viola in mano (“viòla” in dialetto sta anche per “farfaro”)
San Bastiön géza al nas dal ciön
S. Sebastiano: si gela anche il naso del cane
San Dòrdo vòia o n vòia, èrba e fòia
Che S. Giorgio (23 aprile) lo voglia o no, erba e foglia (i prati e i boschi cominciano a rinverdire)
Santa Catarìna möna l cu e fa farìna
S. Caterina (25 novembre): il tempo cambia e comincia la prima neve
San Iàc gnù, l istéd se ndu
Passato S. Giacomo (25 luglio), l’estate se ne sta andando
Se n bàgna l olìgo, bàgna i vöve
Se non bagna l’ulivo, bagna le uova
Se non piove il giorno delle Palme, pioverà il giorno di Pasqua.
Vendre, cöl ch’ al promöte intende.
Venerdì: quel che promette mantiene.
Lavoro ed econimia famigliare
Il lavoro, la lotta per la sopravvivenza (non certo il miraggio del profitto): due cardini attorno a cui ruotava la vita e sui quali si è modellato il linguaggio.
Iniziamo questa raccolta di modi di dire con quelli che si riferiscono più esplicitamente al lavoro e alla povera economia.
Sono massime di vita che nella immediatezza dei termini racchiudono una filosofia a volte rassegnata, a volte ironica, ma sempre attenta a cogliere ciò che rimane ed ha valore nell’esperienza quotidiana.
I proverbi
Al fögo pizal é tanto bon, ma guaia s’al se fa paron.
Il fuoco piccolo è piacevole, ma guai lasciare che padroneggi.
Controllare e prevenire i disastri.
Bonora a la fiöra, tarde a la guera.
Presto alla fiera, tardi alla guerra.
La costrizione bellica il più tardi possibile.
Bötla zun cianton, ch’gnarà la so stagion.
Mettila in un angolo, che verrà la sua stagione.
Tutto può servire.
Chi ch’é primo al molin madöna.
Chi è primo al mulino macina.
Beati i primi.
Co iné lva s fa pön.
Se c’è lievito si fa pane.
Servono i mezzi per operare.
Co la roba di etre se sta pöco a vistise e manco a desvistise.
Con la roba degli altri si sta poco a vestirsi e meno a svestirsi.
Accontentarsi della propria condizione.
Co se slongia vögn un picon, co se slargia vögn un badi.
Se l’allunghi diventa un piccone, se l’allarghi diventa un badile.
Pressapochismo.
Costa ciaro al mös dal forsarö.
È costoso il “mòs” della pentola.
Tutto comporta sacrifici.
Cöta o cruda anch’al fögo l’à vduda.
Cotta o cruda, anche il fuoco l’ha vista.
Sapersi accontentare.
Cuön ch’duce à l so, al diau ne n’à nente.
Quando tutti hanno la propria parte, il diavolo non ha niente.
L’equità non lascia malcontenti.
I boi veces n lasa al cer par strada.
I buoi vecchi non abbandonano il carro in strada.
L’esperienza porta a lieto fine.
Ingruma, ingruma, un o clautro consuma.
Accumula, accumula, uno o l’altro dilapiderà.
L’avarizia non ha futuro.
La panza pasuda ne cröde a la fineda.
La pancia pasciuta non crede a quella affamata.
Chi sta bene spesso non ha sensibilità.
Lögne e fögn e ogni bögn.
Legna, fieno e ogni altro bene.
Augurio di felicità semplice.
. Misuré la porta second al tabié.
Misurare la porta in proporzione al fienile.
Calcolare la proprie forze.
Na mal lavada, na bögn strizeda.
Lavata male, strizzata bene.
Lavoro fatto in fretta e rifinito con calma.
S fos sempro Pasca o Nadà s mangiaraa dut cöl ch’s’à.
Se fosse sempre Pasqua o Natale si consumerebbero tutti i risparmi.
Guardarsi dall’euforia della festa.
Straze e strazogn, arleva macarogn.
Stracci e straccioni, alleva mangioni.
Pur nella miseria, i bambini crescono sani.
Tögn ponte fin ch’pasa.
Il ponte rimanga finchè siamo passati.
Lavoro fatto male.
I modi di dire
Avöi na ceda com na calonga.
Avere una casa come una canonica.
Casa particolarmente pulita e arredata.
Avöi ncamò algo zla pinia /zla sfösa.
Avere qualcosa nella frangia / nella fessura.
Avere ancora qualche risparmio.
Ciama malta, porta pere.
Chiama malta porta pietre.
Intendere una cosa per un’altra.
Dì a parvödsla.
Andare a provvedersela.
Arte di arrangiarsi.
Föi sode su n cröpo / com giara.
Fare soldi su un sasso / come ghiaia.
Ingegnosità nel guadagno.
Grön com un vaticano.
Grande come un vaticano.
Grandioso.
Mangé la legitma dla madona.
Mangiare la legittima della suocera.
Dilapidare.
Nanc al piön dal ciò ne n’é so
Neanche il piano della testa è suo.
Indigenza assoluta.
N’avöi nanc da sgorbà n uzel.
Non avere nemmeno di che accecare un uccello.
Essere privi di tutto.
Sarà cianà.
Chiudere la mangiatoia.
Limitare, porre freno.
Un laoro fato co la manera auta.
Un lavoro fatto con la scure alta.
Un laoro fato co la manera da sfönde.
Un lavoro fatto con la scure da spaccare.
Lavoro fatto grossolanamente.
Un laoro fato con panza e dente.
Un lavoro fatto con pancia e denti.
Lavorare senza arnesi, senza mezzi.
Tiré campanöi.
Tirare campanelli.
Mendicare.
Le stagioni
Primavera
Al dì dal Corpusdomine dovraa sicé le fiore.
Il giorno del Corpus Domini dovrebbero essicare l’erba.
Cuön ch’al merlo cianta, l’insuda é cà.
Quando canta il merlo, è arrivata la primavera.
Da San Marco voia o n voia erba e foia.
Il 25 aprile, San Marco, volente o nolente, erba e foglie sugli alberi.
Marz arso, april biandò, mai ardente, gròn siela e gròn formente.
Marzo secco, aprile bagnato, maggio caldo, grande quantità di segala e frumento.
Nadà al dögo, Pasca al fögo.
Se a Natale si poteva giocare, a Pasqua si dovrà scaldare la casa.
San Giorgio dinze, San Marco fora.
Fino a San Giorgio gli animali possono pascolare nei prati, da San Marco in poi nei pascoli.
Un pules marziol, d’agosto un cuartariol.
Una piccola quantità a marzo, in agosto una grande quantità.
Vögn san Dordo e porta i stivai.
Quando arriva il 23 aprile, san Giorgio, si può camminare con gli stivali del santo medesimo, cioè scalzi.
Estate
Al saroio monta in lion.
Il sole diventa solleone.
D luio al tampardon dura pòco e fa bon.
In luglio il temporale dura poco ed è salutare.
San Bartolomio, al late va con Dio.
Dopo san Bartolomeo cala il latte delle mucche.
San Bartolomio, l’istede va con Dio.
Il 24 agosto, san Bartolomeo, l’estate è finita.
Autunno
Da santa Luzia s’ invia, da Nadà é cà.
La neve fa la prima comparsa nel periodo di santa Lucia per cadere abbondante a Natale.
El barade di uzöi porta al nöio.
Gli stormi di uccelli annunciano le nevicate.
La demola di lares ne n’à da föi la cuerta.
Le foglie di larice non devono coprire la neve caduta troppo precocemente
San Gorgon, set montane e n montanon.
San Gorgone, periodo di grandi piogge ed alluvioni.
San Luca dla ravuca, chi ch’ne n’à samnò se spliluca.
Il 18 ottobre, san Luca, si raccolgono le rape e si semina la segala.
Sant Indröia, al porzel su pla bròia.
Il 30 novembre, sant’Andrea, si uccide il maiale e lo si scuoia sull’asse.
Inverno
Foröi ventolöi.
Febbraio ventoso.
Fröido d sopé.
Freddo senza neve, da poter camminare in pantofole.
Merlo coderlo, fora d l’inverno.
Se il merlo canta è finito l’inverno.
San Bastiön geza i nas al ciön.
Il 20 gennaio, san Sebastiano, per il freddo si gela il muso del cane.
Persone
La vita di paese, tanto più nel paese di un tempo, aveva come caratteristica predominante il rapporto tra le persone.
Lo spazio privato era minimo, i segreti inesistenti, le situazioni di vita condivise.
È chiaro quindi che ogni persona era conosciuta molto bene nella comunità paesana, ogni suo pregio o difetto era segnalato.
I modi di dire riferiti alle persone erano numerosi ed estremamente vivaci: con schizzi immediati vengono dipinti aspetti della personalità che richiederebbero lunghe presentazioni. Tanta ricchezza è racchiusa nella spontaneità del linguaggio popolare.
chiacchierone – nervoso
Il chiaccierone
Avöi na bocia com un forno.
Avere una bocca come un forno.
Parlare a sproposito.
Batla d vendre santo.
Raganella del venerdì santo.
Contà la longia e la curta.
Raccontare la lunga e la corta.
Spettegolare.
Contà la mort dal nono.
Raccontare la morte del nonno.
Saperla raccontare.
Contà puze.
Raccontare scorreggie.
Föi bisodie.
Fare lungaggini.
Tirarla lunga.
Mnà al lavazo.
Muovere la foglia (lingua).
Sparlare.
Parlà par föi fame.
Parlare per fare fame.
Parlà un tant al saco.
Parlare un tanto al sacco.
Parlare troppo, a vanvera.
Tgnì bazin.
Tenere catino.
Tenere testa.
Tgnì in parlöt.
Tenere in chiacchiere.
Intrattenere… per sparlare.
I proverbi
El ciacre longe fa li ore curte.
I discorsi lunghi accorciano le ore.
I sagröte die fömne n sa nsun, fora ch’iö e tu e dut al comun.
I segreti delle donne non li conosce nessuno, eccetto io, tu e tutto il comune.
Il nervoso – volubile
Avöi al burgnon.
Avere la faccia imbronciata.
Mettere il muso.
Bat al dau.
Battere il dau.
Essere testardo, impaziente, estroso
Bat al tac.
Battere il tacco.
Bat i cuarte.
Battere i quarti.
Dié.
Giocare (detto degli animali in amore).
Dormì col cu descuerto.
Dormire con il sedere scoperto.
Nervoso… non avvicinarsi.
Lombardo / cunastro.
Lombardo / pezzo di legno non lavorabile.
Cocciuto.
Voltà la giacheta.
Girare la giacca.
Prendersela.
presuntuoso – falso
Il presuntuoso
Böt ducie zla ciauza / z fonda.
Mettere tutti nella calza / in tasca.
Certezza di poter giocare le persone
Dubaso tocio anch iö, al ziel n tocie nanch tu.
Per terra tocco anch’io, il cielo non lo tocchi neanche tu.
Non crederti superiore agli altri.
Es com l oio sora l aga.
Essere come l’olio sopra l’acqua.
Es sul chigadoi da dauto.
Essere sul cagatoio alto.
Ritenersi superiori.
Pudöio arfato.
Pidocchio sollevato.
Povero arricchito.
Talianà.
Parlare in italiano.
Italianeggiare.
Tiré ai pöt pi grön dal cu.
Fare una scorreggia più grande del sedere.
Pretenziosità.
I proverbi
Chi che cröde da fölia a i etre, s la fa par se.
Chi crede di fregare gli altri imbroglia sé stesso.
Pöra la contrada ch’la dovantù à la mnada.
Povera quella contrada in cui sono i giovani a condurre il trasporto (dei tronchi).
Il bugiardo
Dà da intende ch al Signor è mort da fröido.
Far credere che il Signore è morto per il freddo.
Credere di poter darla a bere.
Sona la granda.
Suona la campana grande.
Parlare troppo.
Tona zal Maddì.
Tuona sulla montagna “Mezzogiorno”.
Spararle grosse.
Il falso
Al mag dante e i ardöia doi.
Il mago davanti e la strega dietro.
Coppia riuscita…
Ciala basa.
Guarda basso.
Maliziosamente accorto.
Cu nögro.
Sedere nero.
Persona oscura.
Es na bronza cuerta.
Essere una brace coperta.
Saper fingere.
Föi mösa basa.
Celebrare messa bassa.
Mnà al pup in cuna.
Dondolare il bambino nella cuna.
Cambiare le carte in tavola.
Puza gheta.
Scorreggia silenziosa.
Stà impoi döidö.
Stare dietro un dito.
Tiré la péra e sconde al brazo.
Tirare la pietra e nascondere il braccio.
Non avere il coraggio delle proprie azioni.
Voltà la pöta.
Girare la torta.
I proverbi
Chi che n sa finge n sa vive.
Chi non sa fingere non sa vivere.
L’aga gheta n se sa cuanto fonda ch’la va.
L’acqua calma non si sa quanto è profonda.
Falsità senza limiti.
tranquillo – cattivo
Il tranquillo
N möna röia.
Non muove un orecchio.
Accettare la vita come viene.
Pacifico com un boton.
Tranquillo come un bottone.
Il proverbio
Chi che sta da cöl ch’l’é é bögn visto
Chi resta nei propri limiti è ben visto dagli altri.
L’assillante
Es sempro col s-ciopo a ganasa.
Essere sempre col fucile alla mandibola.
Controllo continuo.
I proverbi
T lo cete depiön com i fadöi zla mnestra.
Lo trovi ovunque come i fagioli nella minestra.
Un bon amigo, restögn al porte.
Un buon amico si presenta in visita raramente.
L’infuriato
Impizò com un manon.
Acceso come un fuoco di paglia.
Il noioso – lento – pigro
Longo com l ön dla fame.
Lungo come l’anno della fame.
Stufa i sante.
Stanca i santi.
Abusare della pazienza delle persone.
Il proverbio
Saras sempro in straze, s te spete ch’al saroio bone a Paze.
Sarai sempre straccione se attendi che il sole tramonti a Paze.
L’attesa del tempo propizio non porta risultati.
Il rozzo
Corte de grasa.
Mucchio di letame.
Volgare.
Gres com al mös d vöna.
Grezzo come il “mös” di avena.
Manon.
Fascio di paglia.
Indelicato.
L’ambizioso
Tiré l röi.
Tirare le orecchie.
Essere attenti a cogliere l’occasione propizia.
L’ubriaco
Cioco com na ardöia.
Ubriaco come una strega.
Dì in balanza.
Andare come la bilancia.
Barcollare.
Es in briscola.
Essere in briscola.
Piön com un cus.
Pieno come un piccolo abete
Essere sotto i fumi dell’alcool.
L’incapace
Set contrate set ciavade.
Sette contratti sette fregature.
Il cattivo
Avöi parole ch’ ferma l aga.
Avere parole che fermano l’acqua.
Parole che gelano.
Bec da giavà spine.
Faccia da togliere spine.
Sfrontatezza.
Rid cianin.
Ridere canino.
Riso cattivo.
Tristo ch’ nanch na bisa te beca.
Cattivo che neanche una biscia ti morde.
Cattiveria invincibile.
I proverbi
Chi ch’vaita da mazà, bisogna mazalo.
Chi cerca di uccidere, si deve uccidere.
Prevenire la violenza.
Co l cöre n dö, piande n pö.
Se il cuore non soffre non può piangere.
provocatore – uccello del malaugurio
Il provocatore
Armer dla malora.
Armadio delle cose inutili.
Coinvolgere gli altri nelle proprie iniziative cattive.
Mnà la piuma sot al nas.
Muovere la piuma sotto il naso.
Provocare sottilmente.
Tiré su i mute.
Provocare i deficienti.
Approfittare dei deboli.
L’attaccabrighe
Rangié la gamela.
Sistemare la scodella.
Risolvere con prepotenza la questione.
Slongié la giacheta.
Allungare la giacca.
L’abile
Avöi al beco là dante.
Avere la faccia davanti.
Sfrontatezza.
Es nasude inant maddì.
Essere nati prima di mezzogiorno.
Essere acuti.
Föi li ale al mose.
Fare le ali alle mosche.
Ingegno.
Mnà pla coda.
Tirare per la coda.
Menare per il naso.
Un òra e doi sarvide.
Un lavoro e due servizi.
Due piccioni con una fava.
I proverbi
Chi ch’sa pi à da dorase.
Chi ha più intelligenza la usi.
Giavà la lus di vöi.
Togliere le luce degli occhi.
Avarizia sfruttatrice.
In monte i lugarins, in baso i papagai.
In montagna gli uccelli che cantano, in pianura i pappagalli.
Orgoglio montanaro.
Tiré du la pel dal mostaz.
Togliere la pelle dal viso
Un ciò zenza lönga n vai nente.
Una testa senza lingua non vale nulla.
Vö getes a ciapà sorize.
Servono i gatti per prendere topi.
Abilità nell’affrontare le situazioni.
Al sior mangia ai poron.
Il ricco mangia il povero.
Com el pite ch và a perde.
Come le galline che vanno a perdere.
Dì a bitanton
Andare di qua e di là.
Senza meta, senza scopo
Porzel d sant Antone.
Maiale di sant’Antonio.
Non si sa mai dove trovarlo
Sta mòio la soriza sot al get, sno ch’al cliente sot l’avocato.
Sta meglio il topo sotto la zampa del gatto che il cliente sotto le grinfie dell’avvocato.
S te fore un sior vògn fora sango di poröte.
Se buchi un ricco esce sangue dei poveri.
Tògn pla spina e mola pal cucon.
Tenere per la spina e mollare per il tappo.
Il tirchio non sa risparmiare.
Chi ch’ne n’à la nöte ne n a nanc al dì.
Chi non dorme di notte non rende di giorno.
L’infuriato
Impizò com un manon.
Acceso come un fuoco di paglia.
Il noioso – lento – pigro
Longo com l ön dla fame.
Lungo come l’anno della fame.
Stufa i sante.
Stanca i santi.
Abusare della pazienza delle persone.
Il proverbio
Saras sempro in straze, s te spete ch’al saroio bone a Paze.
Sarai sempre straccione se attendi che il sole tramonti a Paze.
L’attesa del tempo propizio non porta risultati.
L’indagatore – curioso
Dì sot aga.
Andare sott’acqua.
Curiosità, ricerca della verità.
Giavà straze.
Togliere stracci.
L’uccello del malaugurio
Corvo dle malnove.
Corvo delle cattive nuove.
Persona che annuncia disgrazie.
Indoviné spina in cù.
Indovinare spina in sedere.
Prevedere disgrazie.
Religiosità
È naturale che, in un ambiente in cui la religione è totalizzante e scandisce i ritmi della vita e del lavoro, chi non va in chiesa, o ha poco entusiasmo per il sacro, venga condannato.
A ti fa mal l’odor dle candöle.
A te fa male l’odore delle candele.
Indifferenza religiosa.
Perde la fede di bogn costume.
Perdere la fede dei buoni costumi.
Uscire dalla tradizione.
A föi dal bögn a chi ch’fa dal mal destuda al picé mortal.
A far del bene a chi fa del male si spegne il peccato mortale.
Richiamo evangelico all’amore dei nemici.
Al Signor duto n dà e duto n tole.
Il Signore non dà nè toglie tutto.
Divino equilibrio.
Al Signor sera na porta e verde un autra.
Il Signore chiude una porta e ne apre un’altra.
Speranza nella provvidenza.
Ogni calunia na corona in ziel.
Ogni calunnia una corona in cielo.
Essere calunniati ingiustamente procura merito in paradiso.
Sessualità e affettività
I modi di dire che si riferiscono alla sessualità e alla affettività ci danno testimonianza di una cultura in cui, da una parte emerge un esagerato moralismo cattolico, che colloca il sesso tra le realtà peccaminose (ne fa fede il fatto che di sessualità o non si parla o se ne parla per allusioni e modi di dire), dall’ altra il buonsenso contadino che approfitta delle situazioni di piacere in una vita di sacrifici.
Ecco quindi che, accanto alla condanna della verginità perduta, si ha il sorriso bonario sugli adolescenti ai primi amori, la fine complicità riguardo ai ritrovi degli innamorati.
Con immagini poetiche vengono espressi i legami di parentela.
I modi di dire
A lasò la campanela zla dota.
Ha lasciato la campanella nell’erba.
Ragazza incinta.
Avöi cuza.
Dormire insieme.
Attaccamento morboso
Relazioni extraconiugali.
Canai pl aga du.
Bambini in acqua.
Aborto.
Cöl vive d amor e d aga frösa.
Quello vive di amore e d’acqua fresca.
Comprà n garmal novo.
Acquistare un grembiule nuovo.
Donna incinta.
Deslegase par un / par una.
Sciogliersi per un ragazzo / per una ragazza.
Dì a tabies / a pnizes / a bruse / intorn tavela.
Andare a fienili / a poggioli / a cespugli / intorno ai campi.
Amoreggiare di nascosto.
Dì intorn bance.
Andare attorno panche.
Cercare marito, moglie.
Es dut cu e braghe.
Essere sedere e pantaloni.
Andare d’amore e d’accordo
Es tristo de brocia.
Essere cattivo di chiodo.
Virilità prepotente.
Föi la morte doi un / una.
Fare la morte per uno / una.
Impazzire d’amore.
Föi ziota / dì in cuza.
Fare gruppo / andare a letto.
Avere amici / cercare compagnia.
Inas da mangé ncamò tante polente par maridete.
Devi mangiare ancora tante polente per sposarti.
Sposarsi implica maturità.
Ne n’è da comdà.
Non bisogna accomodare.
Non concedersi (detto alle donne).
Spié fora pla stmana.
Guardare la settimana.
Spié impoi stalöta.
Sbirciare dietro il pollaio.
Sorprendere gli innamorati.
Tacà bel a spazà indoi i ciavöi.
Cominciare già a spazzolare indietro i capelli.
Adolescente ai primi amori.
.Tmà dal cör du.
Cadere dal cuore.
Amore materno.
I proverbi
D fora la beleza, dinze la magagna.
Fuori la bellezza, dentro i difetti.
L’apparenza inganna.
Föi bela la fia s te vòs ch’la vada via.
Rendi bella la figlia se vuoi che se ne vada di casa.
La toda ch’subia iné da tolse via.
La ragazza che fischia è da lasciar perdere.
Par cölie ch’à da maridese:
Ceta un bel, un bon e n bon paron.
Va gno ch’al pön desfröida la mnestra, no gno ch’ i la desfröida su la fonestra.
Per le donne da marito:
Trovatene uno bello, buono e buon padrone.
Va dove il pane raffredda la minestra, non dove la raffreddano sulla finestra.
Situazioni di vita
allegria – privilegi
Allegria – vivacità
Avöi al bodec.
Avere movimento
Avere l’argento vivo addosso
Avöi al borbin.
Avere voglia di giocare.
Strizé dota.
Strizzare verdura.
Trattenere il riso.
Apprensione
Filé caligo.
Filare nebbia.
Crearsi problemi.
Sofistighé.
Stare in pena.
Dare eccessivo valore a cose minime.
Stuzilé.
Pensare intensamente.
Spremere le meningi.
Aiutare
Avöi na sponda.
Avere una parete.
Certezza della sincerità.
Böte spala sote.
Mettere spalla sotto.
Essere disponibili all’aiuto.
Chiusura
Cialò n entra nanch el bise.
Qui non entrano nemmeno le biscie.
Rifiuto di ogni rapporto.
Föi biestra z bocia.
Fare mucchio in bocca.
Fögo sul badi.
Fuoco sul badile.
Poca voglia di lavorare.
Parà par cianà.
Sparpagliare per la mangiatoia.
Parà par ciodera.
Sparpagliare per il paiolo.
Spité ch’ i corve cheghe z bocia.
Aspettare che i corvi caghino in bocca.
Fatalismo.
Confusione
Al mus e la sela.
L’asino e la sella.
Confondere i termini del discorso.
Avöi al ciò ch’ fa polenta.
Avere la testa che fa polenta.
Non sapere che pesci pigliare.
Föi dut un craut.
Fare tutto un crauto.
Desiderio
Dì su ple ciadöne.
Andare sulle catene (del tetto).
Bramare intensamente.
Vöde com un saroio lvò.
Vedere come un sole che sorge.
Desiderio ardente, desiderio appagato.
Vöde z na stöla.
Vedere in una stella.
Diplomazia
Conzà via.
Accomodare.
Mnà la mön second al pöilo.
Accarezzare la mano secondo il pelo.
Seguire la corrente, sapersi adattare alle persone.
Pdà al sal.
Pesare il sale.
Ponderare.
Equilibrio
Es com la soriza sot al get.
Essere come il topo sotto il gatto.
Sottomissione.
Föi al mut di siore.
Fare il deficiente dei ricchi.
Servilismo.
Lasà ese.
Lasciare essere.
Dare tempo al tempo, perdonare.
Essere picchiati
Ciapà la onta.
Prendere l’unzione.
Ciapà na rata.
Prendere una rata (di botte).
Ciapà na scofarada.
Essere sbacellati.
Essere picchiati (soprattutto di bambini).
Fretta
Ciapà la clampa.
Prendere la fuga.
Fuggire, scappare.
Dì com na ferata.
Andare come una ferrata.
Föi dut fumo.
Fare tutto fumo.
Avere il fuoco alle calcagna.
Inquietudine
Dì de smania.
Andare di smania.
Smaniare.
Insofferenza
N te scoto nanche col cu.
Non ti ascolto nemmeno con il sedere
Vöd duro com un ciön z gedia.
Vedere male come un cane in chiesa.
Antipatia.
Föi la scafa.
fare la smorfia.
Essere sul punto di piangere (detto dei bambini).
Pressapochismo
Bò e vacia fa compagn.
Bue e mucca fa lo stesso.
Desföi un altar par föi un autro.
Disfare un altare per farne un altro.
Distruggere per ricostruire (in senso negativo
Duc i muses se somöia.
Tutti gli asini si assomigliano.
Una cosa vale l’àltra.
Föi d ogni erba un fas.
Fare di ogni erba un fascio.
Generalizzare.
Privilegi – vita facile
Avöila maca.
Averla gratis.
Avere tutto comodo.
Cetà la coa pronta.
Trovare il nido pronto.
Fame gno esto, bocia che vösto.
Fame dove sei, bocca cosa vuoi
N sa pì che fiora tole.
Non sa più che fiore prendere.
Accontentare in mille modi.
N te mancia nanc late d gialina.
Non ti manca neanche latte di gallina.
Avere tutto.
Sarvù cu e coda.
Servito sedere e coda.
Tgnì la mön apede.
Tenere la mano vicino.
Proteggere, preoccuparsi (in convalescenza).
sbadataggine – umiliazione
Sbadataggine
Avöi al ciò sora al ciapel.
Avere la testa sopra il capello.
Avöi al ciò in zima la maza.
Avere la testa in cima al bastone.
Testa nelle nuvole.
Non sapere che pesci pigliare.
Semplicioneria
A da tiré un boi.
Deve fare un bollore.
Immaturo.
Aga sbate e aga resta.
Acqua sbatte e acqua resta.
Tale era tale rimane.
Avöi brödo d saiuch zal cio.
Avere brodo di grillo in testa.
Poca materia grigia.
Avöi la sofita vöita.
Avere la soffitta vuota.
Basso quoziente intellettivo.
Ció da mazola.
Testa da mazza.
Ció da roco.
Testa da montone.
Testa di rapa.
Derdin.
Erbaccia.
Sciocco.
Dröi da foia.
Gerlo per la foglia.
Es nasude dop maddì.
Essere nati pomeriggio.
Non brillare per intelligenza.
Föi rid el mose.
Far ridere le mosche.
Dire cosa insensata.
Gnì da mösa.
Venire da messa.
Rendersi conto tardi.
Mut che n fa nanc sandla.
Pezzo di tronco da cui non si ricavano neanche tegole.
Poco sensibile.
N sa nanche s l é pasù.
Non sa nemmeno se è sazio.
Ignoranza presuntuosa.
N vöd da cialò a ilò.
Non vedere da qui a lì.
Poco intuito.
Ride su pna pöta d orgio.
Ridere per una torta di orzo.
Per ridere ogni scusa è buona.
Sesto sora Sancande.
(paese di) Sesto sopra S. Candido.
Senza logica.
Tarala.
Zoccolo.
Ignorante.
Sincerità
Dì sul beco.
Dire in faccia.
Parlare schietto.
N mandà a dì.
Non mandare a dire.
Sarögn com un vöio d uzei.
Sereno come un occhio di uccello.
Limpido, trasparente.
Sofferenza
Ciapà na soparsada / na copazada.
Prendere una stirata / un abbattimento.
Subire una sconfitta nella vita.
Sopportazione
Bicé par doi du.
Buttare dietro.
Saggezza del saper perdere.
Stranezze
Al ciò fat a vida.
La testa fatta a vite.
Strambo.
Es compagn dla luna d orì.
Essere come la luna d’aprile.
Es un garofal.
Sei un birbante.
Birichino.
Föi aibe.
Fare gesti.
Föi manvöte.
Fare troppi gesti.
Fare stranezze, avere atteggiamenti insoliti
Fora de briscola.
Fuori di briscola.
Fuori fase.
Fora d raula.
Fuori di posto.
Fora de scuara.
Fuori di squadra.
Stà rö.
Sta rovescio.
Fuori posto.
Tacere
Böt la lönga z l aga e sal.
Mettere la lingua nell’acqua e sale.
Un attimo di pausa alla lingua.
Molà batarele fora pl aria.
Mandare battutine per l’aria.
Insinuare.
Sarà la scafa.
Chiudere la bocca
Fare silenzio.
Sintì na meda.
Sentire una cosa a metà.
Pulce nell’orecchio.
Sote stola.
Sotto stola.
Segreto – allusione
Timidezza
Dì col scuro zi vöi.
Essere col scuro negli occhi.
Mancanza di coraggio e fiducia.
Es na pita biandada.
Essere una gallina bagnata.
Pulcino bagnato.
Umiliazione
Ciapà ple röi du.
Prendere sulle orecchie.
Subire inaspettatamente.
Sintì na manie d ciacre.
Sentire una manica di sgridate.
Sentirsele con o senza ragione.