Tragedia nel Canalone Omicida in Popèra

Italo Zandonella Callegher
Pierguido Chiaramello e Francesco Giacobbi

Il 15 agosto 1980 una tremenda sciagura funestava una calda e serena giornata d’estate. Il famigerato seracco, conosciuto anche con il nome di “meringa”, che ostruiva letteralmente la Forcella Alta di Popèra, crollò improvvisamente imbottigliandosi nel Canalone Omicida (mai nome fu più appropriato). Si parlò che alcuni giovani lo stavano salendo. Non è esattamente così. Al fine di chiarire definitivamente il caso e togliere dubbi e chiacchiere, abbiamo ricostruito l’accaduto a botta calda con l’aiuto di Alvise Giacobbi, miracolosamente salvatosi. Il fratello Francesco invece non ebbe fortuna. Figli di Alberto, che pure aveva arrampicato in Popèra anche con Carlo Gera, abitavano a Conegliano, ma passavano l’estate nella antica casa di Candide a pochi passi da quella dei Gera e salendo le montagne del Comelico.

All’alba del 12 agosto 1980 quattro giovani giunsero al Rifugio “Antonio Berti”. Erano Francesco Giacobbi, Stefano Ungaro, Alvise Giacobbi e Pierguido Chiaramello. La giornata non era granché tanto che Alvise e Pierguido si fermarono al rifugio. L’accordo era che sarebbero passati in Val Fiscalina a riprendere gli altri due che avevano deciso di portare a termine il programma. Francesco e Stefano riuscirono ad effettuare senza problemi la traversata dal Vallon Popèra alla Val Fiscalina attraverso la Forcella Rivetti, il Ghiacciaio Pensile, la Forcella Alta di Popèra e il Rifugio Zsigmondy-Comici. Quindi solo tre giorni prima della sciagura. Francesco Giacobbi trasmise ai compagni l’entusiasmo provato durante quella traversata, ammaliato dall’ambiente selvaggiamente suggestivo; disse: “Se devo morire, mi piacerebbe morire qui; è talmente bello…!”. Fu accontentato, purtroppo!

15 agosto. I quattro giovani ritornano in Popèra. Erano partiti da Pàdola alle ore 5 ed alle ore 8 circa erano già sul vertice del Ghiacciaio Pensile, là dove si inabissa il Canalone Schuster (o Omicida). Era ora di fare uno spuntino. Da lì guardano l’ultimo tiro della cordata Buscaini-Metzeltin che tocca la Forcella Alta verso le ore 12 quando anche i quattro giovani riprendono la salita. Qui però… quando si dice “il destino”, senza un preciso programma se non quello voluto dal caso, i compagni si scambiano la formazione: Francesco Giacobbi continua in cordata con Pierguido Chiaramello, il fratello Alvise Giacobbi con Stefano Ungaro. Francesco e Pierguido vanno avanti, sono ormai sotto al gigantesco seracco. Alvise è a circa tre quarti del canale terminale e fa sicura a Stefano che sta traversando.

Senza nessun preavviso, con un boato tremendo, il seracco – grande come una casa – si piega, si frantuma, esplode. Francesco, che sta assicurando il compagno, viene travolto di schiena, Pierguido di fronte, inghiottiti, sepolti, violentati dall’immane massa di ghiaccio che imbocca il Canalone Omicida, via naturale di scarico, con incredibile velocità. In breve i due ragazzi sono in Vallón Popèra assieme alle tonnellate di ghiaccio ed al frastuono che sta chetandosi. Una coltre bianca è il loro lenzuolo! Sono circa le ore 13. Nel Vallón c’è Flavio De Martin di Pàdola che corre al rifugio a chiamare i soccorsi.

Sotto la Forcella Popèra restano Alvise, che non è stato toccato dal crollo del seracco, e Stefano, trattenuto dal compagno dopo un volo di 5-6 metri dovuto per lo più allo spostamento d’aria. Rinunceranno all’elicottero subito accorso, scendendo per il Pensile con le proprie forze. Sul Ghiacciaio Alto li attendono alcuni soccorritori.

Non si è trattato, quindi, di imperizia o di sottovalutazione come qualche tuttologo aveva allora sentenziato, ma semplicemente di un fatto imponderabile, assolutamente imprevedibile. I ragazzi conoscevano sia la via che la tecnica di progressione sul ghiaccio. Né è possibile pensare a “responsabilità”, peraltro inesistenti, della cordata che precedeva in quanto la stessa stava già scendendo dalla parte opposta e non si era neppure accorta del crollo. Così affermarono i due esperti alpinisti ai genitori dei ragazzi. Dissero anche che non avevano ravvisato errori o indecisioni nella sequenza dell’arrampicata. Una foto delle due cordate è stata pubblicata su una loro guida.

Per la cronaca: il 7 agosto 1915 precipitò e perse la vita nel Canalone Omicida l’alpino Fedele Mina di Casamazzagno della 75ª Compagnia Alpini classe 1891, mentre saliva con il compito di porta ordini. Il 25 marzo 1916 precipitarono gli alpini del Fenestrelle: Coutandin, Rocco, Arri, e Gentili rimanendo miracolosamete illesi.

Conosco bene il Canalone Omicida avendolo salito nel il 7 luglio 1971 in “prima solitaria alpinistica”. Al primo sole ero già fuori dai pericoli. Perciò, riguardo ai “nostri” ragazzi, mi permetto di esprimere serenamente alcuni concetti che ci permettano di valutare realmente quei fattori negativi che hanno costruito la tragedia.

1- Da molti anni il seracco stava accumulando neve e ghiaccio, era troppo grande e pericoloso, poteva venir giù da un momento all’improvviso: bastava un minimo rumore, un’esclamazione di gioia, un richiamo al compagno, il passaggio di un aereo… una lieve scossa di terremoto.

2- Una lieve scossa di terremoto, poco tempo prima, c’era stata anche in Popèra; ciò potrebbe aver lesionato il già instabile basamento della meringa.

3- Sicurezza vuole che le vie di ghiaccio vengano effettuate all’alba, comunque al mattino presto quando tutto è ancora gelato. Alle 6 è consigliabile essere fuori. C’è stata la complicità di uno spietato destino? Certo che sì! Aiutato dal fatto che i protagonisti di questa tragedia si trovavano in un’ora sbagliata in un posto sbagliato!

4- I ragazzi avevano parzialmente rispettato gli orari, tant’è che alle ore 8 erano già fuori dai pericoli maggiori dovuti al disgelo. Pensavano di essere al sicuro, ma non avevano fatto i conti con il seracco che gravava su di loro pochi metri più in alto. Era già passata una cordata poco prima senza problemi. Ma perché “i nostri” sono rimasti fermi in quel lugubre posto per ben 4 ore? Attendevano la fine della salita della cordata che li precedeva? Volevano fare un bagno di sole d’alta quota?

Un piccolo errore che costò molto caro. È sempre così in montagna: se sbagli sei spacciato…

Intanto un sole feroce riscaldava quel tragico mezzogiorno.